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Accadde oggi: adottata la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea

07 dicembre

2000 – A Nizza viene solennemente proclamata, una prima volta, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Sarà poi proclamata una seconda volta, in una versione adattata, nel 2007 a Strasburgo. La Carta era stata inserita come seconda parte della Costituzione Europea, in modo che quando questa fosse stata ratificata anche la Carta avrebbe assunto valore giuridico vincolante. Gli stati che valorizzano la laicità dello stato, per prima la Francia, si sono opposti duramente ad un esplicito riferimento religioso nella Costituzione, mentre stati a maggioranza cattolica e ortodossa (tra cui l’Italia, la Polonia e la Grecia) hanno spinto verso un inserimento di questi riferimenti nel testo.
All’inizio del nuovo millennio l’Unione Europea, ormai esistente in diverse forme da circa mezzo secolo, si è trovata a dover affrontare nuove importanti sfide. Nel 2000 le norme di base della legislazione europea venivano rinnovate con il Trattato di Nizza che introduceva flessibilità e riforme in vista di un allargamento dell’Europa da 15 a 27 membri (entro il 2007). Sebbene le innovazioni introdotte abbiano migliorato i processi decisionali e meglio organizzato le istituzioni dell’UE, il Trattato di Nizza era nato come compromesso tra le diverse idee dei paesi membri e quindi non adeguatamente capace di rispondere alle future sfide dell’Europa. Per tale motivo all’atto finale della conferenza intergovernativa che avrebbe varato il nuovo trattato venne aggiunta all’ultimo momento una “Dichiarazione sul futuro dell’Unione“. In essa si ponevano i nuovi problemi da risolvere entro il 2004, anno dell’allargamento dell’Unione ad altri 10 membri.
Il 29 ottobre 2004 si è svolta a Roma la cerimonia della firma del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa. Hanno firmato la Costituzione i capi di Stato o di governo dei 25 paesi dell’Unione europea e i loro ministri degli esteri. Ma la Costituzione fu bocciata dal ‘no’ dei referendum francese e olandese del 2005. In Francia la vittoria del ‘no’ è dipesa principalmente dalla contrarietà di una larga fetta dell’opinione pubblica: sinistra radicale, fronte nazionale, ambienti cattolici e lefebvriani, no-global, e pacifisti accesi hanno criticato la presenza di principi neoliberisti nel testo, l’eccessiva importanza data ai temi economici e capitalistici, l’assenza di riferimenti al ripudio della guerra e il fatto che gli eserciti europei ora possano intervenire in più occasioni, le troppo scarse garanzie in difesa dei lavoratori, degli immigrati, del welfare state. Diverse personalità (ad esempio, il premio Nobel per l’economia Maurice Allais) hanno criticato il TCE e si sono schierati contro la sua ratifica. Ragioni ben diverse quelle contestate della destra nazionalista, principalmente in Olanda. La paura in questo caso è che la Costituzione ora disponga di poteri tali da svuotare di significato e di autorità i singoli stati, promuovendo un appiattimento delle identità nazionali in nome di un’unione indifferenziata.
Successivamente il Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007, ha apportato ampie modifiche al Trattato sull’Unione Europea. Rispetto al precedente Trattato, esso abolisce i “pilastri”, provvede al riparto di competenze tra Unione e Stati membri, e rafforza il principio democratico e la tutela dei diritti fondamentali, anche attraverso la “costituzionalizzazione” della Carta di Nizza.
Dopo il fallimento della ratifica della Costituzione si aprì un dibattito sull’opportunità di inserire la Carta nel nuovo trattato; nel Trattato di Lisbona si decise di inserire solo un articolo con un rimando esplicito alla carta, riferimento comunque sufficiente a rendere la Carta giuridicamente vincolante per gli stati membri dell’UE. Il Regno Unito e la Polonia hanno però ottenuto in sede di Conferenza intergovernativa di essere escluse dal campo di applicazione della Carta. Anche la Repubblica Ceca, poco prima della ratifica ha ottenuto un opt-out dalla Carta.
La Carta enuncia i diritti e i principi che dovranno essere rispettati dall’Unione in sede di applicazione del diritto comunitario. L’attuazione di tali principi, comunque, è affidata anche alle normative nazionali. A queste critiche se ne sono aggiunte altre dagli ambienti religiosi riguardo l’assenza di riferimenti alle radici giudaico-cristiane della coscienza europea: molti sono stati i richiami fatti da papi, rabbini e capi spirituali protestanti.
Il testo della Carta inizia con un preambolo ed i 54 articoli sono suddivisi in 6 capi i cui titoli enunciano i valori fondamentali dell’Unione: Dignità, Libertà, Uguaglianza, Solidarietà, Cittadinanza, Giustizia. I diritti contenuti nella Carta sono classificabili in quattro categorie: le libertà fondamentali comuni, presenti nelle costituzioni di tutti gli stati membri; i diritti riservati ai cittadini dell’Unione, in particolare riguardo alla facoltà di eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo e di godere della protezione diplomatica comune; i diritti economici e sociali, quelli che sono riconducibili al diritto del lavoro; i diritti moderni, quelli che derivano da alcuni sviluppi della tecnologia, come la tutela dei dati personali o il divieto all’eugenetica. L’accordo pone fine a 2 anni e mezzo di incertezza istituzionale: il Trattato di Lisbona è stato firmato dai capi di Stato e di Governo il 13 dicembre 2007, appunto a Lisbona ed è entrato in vigore il 1º dicembre 2009

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