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9dic/19Off

Accadde oggi: approvata la legge 903 sulla parita’ nel lavoro

09 dicembre

1977 - Viene approvata in Italia la legge che stabilisce la parità di trattamento sul lavoro tra uomini e donne ( Legge n°903).
La parità dei sessi sul lavoro è un diritto fondato sul diritto costituzionale all'"eguaglianza senza distinzione" applicato alla materia del lavoro. Diritto sempre più condiviso, esso viene successivamente ribadito dalla legge n. 125, che ha previsto azioni positive (compreso il ricorso al giudice) per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro.
(In fondo si potrà vedere il trailer della commedia cinematografica "We Want Sex" che tratta di una lotta per la parità salariale tra uomini e donne)
La normativa cerca di rendere illecite eventuali distinzioni, sia in sede di assunzione, sia in corso di rapporto di lavoro, legate al sesso del lavoratore; per questo, tanto in dottrina, come in giurisprudenza, si ricerca attualmente la precisa individuazione di quelle poche attività professionali per le quali effettivamente la diversità biologica possa dar luogo ad insuperabili differenze, come nel trattato di Amsterdam 1987.
Con questo trattato la Comunità Europea si impegna a sostenere quegli Stati che applicano il principio della parità della retribuzione a parità di lavoro. Il trattato di Amsterdam attua, in linea di massima, le risoluzioni adottate a Pechino nel corso della Terza Conferenza Mondiale dell’O.N.U. Nel 1989 è stata adottata dal Parlamento Europeo la Carta Comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori con la quale viene ribadita la necessità di combattere ogni forma di discriminazione basata sul sesso. Il Trattato di Maastricht prevede all’art. 6 che a parità di lavoro tra lavoratori deve essere assicurata parità di retribuzione.

Il pensiero femminista si è interrogato fin dal suo nascere della diversità di condizione tra i sessi, anche in merito all’occupazione e alla riproduzione, elaborando un sistema articolato di analisi e di “lotte” per la parità, per la fine dell’esclusione. Storia lunga e “dolorosa”. Ma è soprattutto il dopoguerra che vede molte donne, che nei paesi belligeranti erano state impiegate al posto degli uomini inviati al fronte, ritornare alle loro consuete mansioni casalinghe. Negli Stati Uniti, in particolare, l'accelerazione al progresso tecnico impressa dalla stessa guerra permette alle imprese già impegnate nello sforzo bellico di riconvertire la produzione, continuando, anzi incrementando l’utilizzo di manodopera.
Già tutta l’elaborazione preziosa di pensiero sulle donne e sul lavoro verrà rivisitato soprattutto dalle femministe americane. Spicca l’arretratezza dell’Italia. Fino agli anni '70 nel nostro paese le differenze Uomo-Donna erano enormi, ma soprattutto le donne che lavoravano erano una percentuale minima. Un dato: le Donne, il 52% della popolazione, vedono al lavoro il 19%. Questo nel 1976.
feminine-mystique-bkadbl001240Gli anni settanta hanno visto il pensiero delle Donne rifiutare il termine e le pratiche legate all’emancipazionismo. Alcune parti dei movimenti delle donne rifiutarono di definirsi femministe in relazione all'associazione del termine con l'emancipazionismo. Qualche riferimento: nel 1957 Betty Friedan organizzò dei sondaggi presso molte donne di mezza età, laureate o d'istruzione superiore, che si erano dedicate esclusivamente a una vita di casalinghe, intervistandole circa la loro istruzione, le loro esperienze e le eventuali soddisfazioni ricavate dalla loro vita attuale. Scrisse molti articoli su quello che chiamò "il problema senza nome", che poi raccolse e rielaborò nel libro The Feminine Mystique del 1963. Recentemente molte attiviste non-occidentali preferiscono usare il termine "movimento delle donne", rifiutando il termine "movimento femminista". Già nel’ 64 era uscito il libro Sexual politics (La politica del sesso) di Kate Millett, una delle fondatrici del gruppo delle Redstockings, la quale elabora il tema secondo il quale il sessismo (la politica basata sul dominio del sesso maschile su quello femminile) è alla base del vigente sistema patriarcale.
Nel 1968 venne fondata a Parigi l'associazione femminista radicale Psy-et-po, ossia Psychanalise et politique. Dai seguaci di Lacan proviene Luce Irigaray, altra pensatrice fondamentale per l’Europa, dove negli anni ‘ 50 la De Beauvoir aveva scritto un testo fondamentale come “Il Secondo sesso”. In Italia il pensiero di Carla Lonzi e nel nel 1987 un libro-chiave "Non credere di avere dei diritti" Di L. Cigarini (dalla libreria delle Donne di Milano), costituiscono dei classici. Altri due nomi di pensatrici italiane su cui si basano le più avanzate riflessioni sull’uguaglianza dei diritti tra Uomo e Donna, sono Luisa Muraro e A. Cavarereo e, sul versante sociologico, Chiara Saraceno. Da parte di queste articolate e diverse posizioni e campi d’indagine, prosegue un’analisi approfondita sulla Donna, sulla sua relazione con l’altro sesso, individuale e collettiva. Da una parte un movimento che si batte per la parità, le cosiddette “quote-rosa”, l’eguaglianza in ogni campo, dall’altra, in pensiero critico.
uguaglianzabf4Benché si apprezzi la conquistata parità giuridica in ambito familiare e lavorativo le critiche “all’emancipazionismo” e ai suoi limiti rimangono forti. Una donna si può affermare nella società a condizione di modellarsi sull'uomo, in definitiva, a costo del “disprezzo per il proprio sesso” (le cosiddette Donne imitative). Questo rinnegamento della parte perdente, dentro e fuori di sé, fa sì che tra le poche donne affermate socialmente molte siano in sostanza delle conservatrici. Per superare questa condizione di scacco e di inadeguatezza che la donna deve subire, occorre «sessualizzare i rapporti sociali», che vuol dire «toglierli dalla loro apparente neutralità e mostrare che nei modi socialmente correnti di rapportarsi ai propri simili una donna non si trovava integralmente né con il proprio piacere né con le proprie capacità».
Un programma che punti alla parità dei diritti tra i due sessi rischia di essere una politica della subordinazione, e «non tocca la sostanza del problema, e cioè che in questa società, così com'è, le donne non trovano né forti incentivi ad inserirsi né vera possibilità di affermarsi al meglio di sé. “Una donna ci sta, ammesso che voglia starci, a disagio".»
Il movimento femminile in questi anni ha indubbiamente ottenuto dei successi, sia nel campo sociale, sia in quello personale, attraverso «la pratica politica dei rapporti tra donne», ma manca ancora «il modo di tradurre in realtà sociale l'esperienza, il sapere e il valore di essere donne». Nei rapporti sociali le donne si trovano in difficoltà, «perché l'essere donna, con la sua esperienza e i suoi desideri, non ha luogo in questa società, modellata dal desiderio maschile e dall'essere corpo di uomo». Una donna si può affermare nella società a condizione di modellarsi sull'uomo, a costo di una mutilazione di sé, dell'isolamento dalle proprie simili, in definitiva, a costo del «disprezzo per il proprio sesso.

Proprio in questi giorni è in circolazione il divertente film inglese "We Want Sex", che tratta di una lotta per la parità di trattamento salariale tra uomini e donne negli anni '60. Del film si può vedere qui sotto il trailer.

 

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