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13dic/18Off

Accadde oggi: si apre il Concilio di Trento

13 dicembre

1545 – Si apre il Concilio di Trento che doveva servire, nella visione dell’imperatore Carlo V, a riunificare la cristianità dopo la rottura di Lutero, riformando la Chiesa, e togliendo argomenti alla diffusione del luteranesimo. L’imperatore aveva da tempo chiesto il concilio, rinviato ben sei volte. La Chiesa romana oscillò tra i due poli: una sua riforma morale e una chiusura intransigente a ogni tipo di novità. Prevalse la chiusura che davvero ha meritato il nome di Controriforma.
(In fondo potrai ascoltare un esempio di musica religiosa dei tempi del Concilio di Trento)
trentoIl Concilio di Trento o Concilio Tridentino fu il XIX Concilio ecumenico della Chiesa cattolica, aperto da papa Paolo III e chiuso, dopo numerose interruzioni, nel 1563. Fu un concilio molto importante per la storia della Chiesa : l’aggettivo “tridentino” viene usato ancora oggi per definire alcuni aspetti caratteristici della Chiesa cattolica, mantenuti per i successivi tre secoli, fino ai concili Vaticano I e Vaticano II. Si tenne nel territorio di un Vescovado membro dell’impero, e non a Roma, come avrebbero voluto il papa e la sua corte.
Contro il desiderio dell’imperatore, il concilio prese subito la via dell’intransigenza dogmatica, lasciando ad un secondo momento la moralizzazione della Chiesa. Si tentò da parte del papa di spostare il concilio a Bologna, in territorio pontificio, ma Carlo V non accettò e il concilio si arenò fino al ‘ 51. Morì il papa Paolo III e papa Giulio III riprese le sedute a Trento. Di nuovo interrotto a causa della guerra con la Francia, l’ultima conclusiva fase sarà solo nel ’62.
Morto Carlo V, con i protestanti la discussione era chiusa. Erano eretici e solo l’Inquisizione era attiva con loro, e proprio il papa dell’Inquisizione, il Carafa, Paolo IV, proseguì i lavori. Dopo 25 sessioni, furono sanzionate e pubblicate le conclusioni. Respinte in blocco tutte le posizioni luterane: le Scritture erano interpretate e arricchite solo dalla Chiesa, l’unica versione dei testi sacri era la Vulgata, cioè la vecchia traduzione latina di S. Girolamo. Con la fede e le opere buone, l’uomo collabora alla propria salvezza,quindi viene considerata eretica la posizione luterana sulla Grazia. Venne riconfermato il numero e il significato dei sacramenti e in particolare fu affermato il senso sacrificale della messa, fatto che ridava pieno valore alle messe private di suffragio (a pagamento). Fu ribadito il dogma dell’ Eucaristia.
Per quanto riguarda la moralizzazione della Chiesa fu vietato il cumulo dei benefici ecclesiastici, riaffermando l’obbligo della castità e del celibato per il clero. Il concilio ribadì che la cura delle anime era il primo compito dei vescovi, i quali dovevano risiedere nella loro diocesi, e visitare le parrocchie e i monasteri, ponendo fine al malcostume di spendere le rendite dei loro territori vescovili, vivendo alla corte pontificia o nelle capitali europee. Il livello culturale del clero, che era molto limitato, fu migliorato: furono istituiti i seminari per competere con i predicatori protestanti.
Il concilio non volle ammettere che all’interno della Chiesa vi era troppo ritualismo, un eccesso di superstizione e feticismo, come il culto delle reliquie. Fu pubblicato un Indice dei libri proibiti, furono vietate le opere dei protestanti, ma anche quelle di Erasmo. Questo attivismo nei confronti del protestantesimo viene indicato in ambito storiografico col termine di Controriforma o, più raramente, Riforma cattolica.
istrFurono i papi successivi a compiere il processo di riorganizzazione della Chiesa: Pio V promulgò il Catechismo Romano (pensato come strumento per i parroci e i predicatori); a lui si deve anche la revisione del breviario e del messale, con la conseguente uniformità liturgica della chiesa occidentale e l’adozione universale del rito romano nella sua forma tridentina, adottata con poche variazioni fino al Concilio Vaticano II; vennero aboliti molti riti locali e particolari, con l’eccezione del rito ambrosiano per l’arcidiocesi di Milano. Grande attuatore della riforma cattolica fu Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, figura dominante del terzo periodo conciliare. Dedicò la sua attività di vescovo prevalentemente alla pastorale, fondò il primo seminario a Milano.
Ma il processo riformatore dura poco e assume una direzione conservatrice dalla fine del ’500: molti decreti sono disattesi e nella vita ecclesiale si arriva ad un prevalere degli aspetti giuridico-istituzionali, rispetto a quelli sociali e al ruolo dei laici.
Sono molto rare le fonti storiche riferite agli anni precisi del Concilio, sia nei testi che nell’iconografia. Molte fonti sono successive, anche di secoli e, per quanto riguarda le fonti iconografiche, spesso sono evidenti le influenze di alcune opere su quelle realizzate in epoche successive. Tutta la documentazione originale, racchiusa in un diario redatto da un vescovo Massarelli, di 7 volumi, oggi si trova a Roma, nella Santa Sede, nell’Archivio Segreto Vaticano. Il Diario del Concilio di Trento è ricchissimo di descrizioni minuziose degli ambienti e delle persone presenti al concilio. Paolo Sarpi, primo storico del Concilio, ha dato giudizi molto chiari e penetranti, considerando fallita l’opera di moralizzazione delle gerarchie ecclesiastiche “…il concilio .. ha causato la maggior deformazione che sia mai stata da che vive il nome cristiano, e dalli vescovi sperato per racquistar l’autorità episcopale, passata in gran parte nel sol pontefice romano, l’ha fatta loro perdere tutta intieramente”.

Gran parte dei pensatori agnostici italiani dell’Otto-Novecento (Croce, Gentile, De Sanctis e altri) fu molto critica nei confronti della stagione della vita religiosa, sociale e politica apertasi con il Concilio, valutata come un’epoca di decadenza dell’arte e dei costumi.
Infatti il Concilio di Trento dettò delle regole oscurantiste sull’arte religiosa: la Chiesa doveva permettere soltanto il tipo giusto di dipinti e sculture religiose, vigilando affinché non si trovasse nulla di dipinto o scolpito che potesse traviare i cattolici o fornire ai protestanti un’arma contro la Chiesa di Roma. Ci si preoccupò quindi molto di eliminare dalle chiese tutti i dipinti eretici o profani e tutti quelli che potevano offrire il destro all’accusa di profanità o di sconvenienza.
Il Concilio dettò anche delle regole rigide sulla musica. All’inizio del XVI secolo era consuetudine cantare parti della messa su motivi popolari e talvolta accadeva, persino nel coro papale, che fosse consentito a una delle voci del coro di usare le parole di solito associate a quel motivo, mentre le altre voci si servivano delle parole della messa. Le regole prescritte dal Concilio di Trento e dalla Commissione dei cardinali che si occupava della musica ecclesiastica proibirono nel 1564 tutte queste pratiche, insistendo sul fatto che parole e musica dovessero essere interamente religiose.
Qui sotto un esempio di musica dell’epoca del compositore spagnolo Diego Ortiz che operò a Napoli, alla corte del viceré Don Pedro di Toledo.

 

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