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Accadde oggi: muore don Giuseppe Dossetti

15 dicembre

1996 – A Monteveglio muore Don Giuseppe Dossetti. Viene sepolto insieme ai martiri dell’eccidio di Marzabotto, nel piccolo cimitero di Casaglia di Monte Sole, dove aveva sede la sua Comunità monacale.
Molte sono le anime di questo protagonista dell’Italia del secondo dopoguerra. Il Costituente, che ha scritto le pagine magistrali della Costituzione italiana; il Parlamentare e politico attivo negli anni complessi e difficili del secondo dopoguerra; il Monaco, uomo della chiesa e soprattutto del Vangelo.
« Forse già in questi giorni si preparano nuovi presidi, nuove illusioni storiche, nuove aggregazioni che cerchino di ricompattare i cristiani. Ma i cristiani si ricompattano solo sulla parola di Dio e sull’Evangelo!… La Chiesa stessa, se non si fa più spirituale, non riuscirà ad adempiere la sua missione e a collegare veramente i figli del Vangelo! » (Giuseppe Dossetti, 1994) (In fondo si potrà vedere l’inizio di un filmato in cui vengono mostrati i luoghi in cui riposa Don Giuseppe e si ascolta una sua intervista sull’eccidio di Marzabotto)
L’anziano monaco, uomo di fede, studioso profondo, vede i pericoli che nascono dall’avanzare di una nuova classe politica improvvisata e rampante, che sulle ceneri della Prima Repubblica vuole “costruire qualcosa”: ma cosa? Il lunedì di Pasqua del 1994 Don Giuseppe pronuncia un discorso alla Comunità di Montesole, in cui mette in guardia contro i pericoli delle “nuove illusioni storiche.
Giovanissimo, iscritto all’Azione Cattolica, collabora nelle attività dell’oratorio don Bosco di Reggio Emilia. Nativo di Genova, la famiglia si era trasferita a Cavriago (RE), a soli ventuno anni si laurea in giurisprudenza presso l’Università Cattolica di Milano.
tombaAnimato da profonde convinzioni politiche e morali, antifascista, partecipò alla Resistenza con il nome di “Benigno” e diventò Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di Reggio Emilia, anche se rifiutò sempre di usare le armi. Alla fine del fascismo, divenne professore incaricato di Diritto ecclesiastico all’Università di Modena e Reggio Emilia.
Nei lavori dell’Assemblea Costituente Dossetti portò tutto il peso della sua preparazione giuridica e i suoi interventi furono sempre di alto livello. Oggi, si parla di repubblica presidenziale come uno dei possibili rimedi all’instabilità cronica dei nostri esecutivi; è interessante rileggere certe opinioni espresse cinquant’anni fa in favore appunto di una repubblica presidenziale, così come è interessante rileggere i suoi interventi in favore della riforma della pubblica amministrazione, per una più accentuata autonomia degli enti locali, e i suoi dubbi circa la funzionalità del bicameralismo puro. Tutti argomenti che oggi travagliano i nostri politici, convinti di scoprire esaltanti novità. Troviamo insomma un giovane giurista pensoso dell’avvenire del paese, preoccupato di dare allo Stato anche quella snellezza e quella funzionalità che sono indispensabili se si vuole realmente che il cittadino sia “cittadino” e non “suddito”.
Gli anni in cui Dossetti si occupa di politica attiva, sono quelli in cui la DC e l’Italia sono guidati da Alcide De Gasperi. E sono anni duri, in cui il Paese esce dalla guerra e dalla lotta civile. Compito di chi si impegnava in politica era senza dubbio enorme: bisognava ricostruire una Nazione, ridare speranza alla gente, restituire dignità ad un popolo che, come ci ricorderanno senza mezzi termini gli Alleati in sede di trattato di pace, era comunque un popolo sconfitto.
La Democrazia Cristiana alle elezioni del 2 giugno del ’46 per l’Assemblea Costituente conquistò la maggioranza relativa, col 35,2% dei voti e 207 seggi su 556. Il 18 aprile del 48 il 48,5% degli elettori scelsero lo scudocrociato. La Democrazia Cristiana ormai esprimeva due anime: quella di De Gasperi e quella di Dossetti. Quella del partito di governo e quella degli ideali. Vinse la D.C. di governo e di potere. Le critiche di Dossetti sulla politica sociale ed economica, che tardava a venire incontro “alle attese della povera gente” o le perplessità sull’adesione dell’Italia al Patto Atlantico, permisero di classificare i “professorini” come “la sinistra” del partito. Per Dossetti il discorso è ben diverso. Quando si rese conto che la sua visione politica non era realizzabile, lasciò la politica in cui, ci pare opportuno ripeterlo, aveva raggiunto posizioni di potere che non sfruttò. Fu leale finchè fu nel partito. Poi, semplicemente, ne uscì. Lasciò la politica attiva nel 1952, con una breve “riapparizione” nel ’56, per contendere invano al comunista Dozza, la carica di Sindaco di Bologna.
Invece intraprese ben altra “carriera”: la prima tappa, il giorno dell’Epifania del 1956, pronunciò i voti religiosi nelle mani del cardinale Lercaro, che pochi mesi prima aveva dato la sua approvazione alla regola della comunità monastica della “Piccola Famiglia dell’Annunziata“, fondata su “silenzio, preghiera, lavoro e povertà”. Dossetti, che già precedentemente aveva ricevuto la vestizione a terziario francescano, tre anni dopo, sempre nel giorno dell’Epifania, riceverà l’ordinazione sacerdotale.
Fu chiamato al Concilio Ecumenico Vaticano II dal cardinale Lercaro, che lo volle con sè come suo perito personale. Al concilio don Giuseppe Dossetti non si limitò a dare le sue competenze di giurista, formulando proposte per lo svolgimento dei lavori conciliari (Ordo Concilii), ma espresse anche la sua ansia e la sua aspirazione per una Chiesa che fosse “povera” per essere realmente “Chiesa dei poveri”. La sua vita ascetica era la migliore testimonianza della purezza di questo suo desiderio. Ma la sua presenza al Concilio non è sopportata in alcuni ambienti e Dossetti si ritira, senza contestazioni. Pro-vicario della sua diocesi, si dedica con passione alla vita della sua comunità. Negli anni, a lui fanno riferimento in molti, semplici cittadini ed uomini politici, famiglie e altre comunità, tutti attratti dalla radicalità della scelta religiosa, che non esclude, ove necessario, il far nuovamente sentire la sua voce “fuori”, nel mondo.
La sua comunità cresce: dall’originaria sede sul colle di San Luca, sopra Bologna, si espande in Terrasanta, in Giordania, e nel 1985 stabilisce un insediamento anche a Casaglia di Montesole, teatro, negli anni bui, di un eccidio nazista. Nessun insediamento è casuale; Dossetti, anche da religioso, è sempre un testimone dell’amore per Cristo e quindi per l’uomo… Testimone sul luogo in cui non dimenticare l’abisso nazista, testimone a Gerico sui territori occupati nella guerra dei Sei Giorni da Israele. ( Deotto – L. Molinari ).
Tornò sotto i riflettori della stampa nel 1994, quando espresse pubblicamente la sua preoccupazione per i propositi di stravolgimento della Costituzione repubblicana, che da vari ambienti politici venivano espressi con sempre maggiore chiarezza e radicalità. Sorsero in tutta Italia associazioni e circoli in difesa della Costituzione che si rifecero al messaggio lanciato dal vecchio sacerdote. La caduta del primo governo Berlusconi e il fallimento di quel disegno affievolirono l’attenzione intorno al movimento in difesa della Costituzione.

Gli scritti di e su Don Dossetti sono molteplici. Si sono formate Associazioni e ONLUS che si rifanno alla sua opera e al suo pensiero. Particolarmente viva è la memoria di Don Dossetti a Bologna e Cavriago di Reggio Emilia.

« Forse già in questi giorni si preparano nuovi presidi, nuove illusioni storiche, nuove aggregazioni che cerchino di ricompattare i cristiani. Ma i cristiani si ricompattano solo sulla parola di Dio e sull’Evangelo!… La Chiesa stessa, se non si fa più spirituale, non riuscirà ad adempiere la sua missione e a collegare veramente i figli del Vangelo! » (Giuseppe Dossetti, 1994)

 

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