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30dic/18Off

Accadde oggi: varata la Legge 1204 per la tutela delle Lavoratrici madri

30 dicembre

1971 – Viene varata dal parlamento italiano la Legge n. 1204 a tutela delle Lavoratrici madri. Essa prescrive il divieto di linceziamento in gravidanza, l’astensione obbligatoria dal lavoro per maternità della durata complessiva di 5 mesi, la corresponsione di una indennità dell’80 % della retribuzione per tutto il periodo di astensione dal lavoro durante le malattie del bambino di età inferiore ai 3 anni. Ancora oggi il testo unico della legge su maternità e paternità integra le norme già previste nella Legge 1204.
…Le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gestazione fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro previsto dall’articolo, nonché fino al compimento di un anno di età del bambino…. È vietato adibire al trasporto e al sollevamento di pesi, nonché ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri le lavoratrici durante il periodo di gestazione e fino a sette mesi dopo il parto…Le lavoratrici saranno addette ad altre mansioni per il periodo per il quale è previsto il divieto di cui al comma precedente … È vietato adibire al lavoro le donne: durante i due mesi precedenti la data presunta del parto.. durante i tre mesi dopo il parto… L’astensione obbligatoria dal lavoro è anticipata a tre mesi dalla data presunta del parto quando le lavoratrici sono occupate in lavori che, in relazione all’avanzato stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli…La lavoratrice in astensione ha diritto a percepire una retribuzione …
I capi-saldi della legge sono la tutela di tutte le donne-lavoratrici, prima e dopo il parto. Prima di tutto è vietato il licenziamento di una lavoratrice in gravidanza. Fatto frequente, se non usuale in molti settori di lavoro. Purtroppo ancora frequente, sotto varie forme!! Si afferma una tutela sanitaria, con l’obbligo di astensione dal lavoro prima e dopo la nascita del bambino, per un complesso di 5 mesi.
Una tutela sociale: la legge non discrimina nelle tutele, tra maternità con matrimonio o senza, dichiarando implicitamente che tutti i bambini sono uguali. Una tutela economica: non si può licenziare una lavoratrice-madre e si deve corrispondere un compenso, fino al 3° anno di età pari all’80% in caso di assenze per malattia.
Si tratta di una legge di straordinaria ampiezza sociale, che valorizza la maternità, senza “costringere una donna a rinunciare al lavoro“; una serie di norme la tutelano sia economicamente che sul versante della saluite, e le consentono di allevare un figlio nei primi mesi di vita.
Le Donne delle associazioni, dei partiti politici, dell’UDI ritennero fondamentale la battaglia per l’affermazione di una legge che tutelasse la maternità come valore sociale, non solo individuale. I figli, non più “adulterini o legittimi, ma figli” diventano questione di tutta la società. L’altro elemento di forza innovativa consiste nell’affermazione dei diritti sul lavoro non solo delle donne coniugate, ma di tutte le lavoratrici-madri. Un segno di laicità e di affermazione dei movimenti femminili.
La legge viene elaborata e approvata dopo lotte e rivendicazioni di movimenti di donne, relative anche ad altri due punti fondamentali della vita sociale: la scuola pubblica gratuita per tutti i bambini dai tre ai sei anni,( gli asili-nido) e il nuovo diritto di famiglia, comprensivo del divorzio.
Le lotte delle Donne impegnate nei gruppi femminili, femministi e studenteschi, avrà un forte riscontro legislativo in Parlamento. Già nel ’69 la deputata Nilde Iotti si batteva contro un’arcaica concezione della famiglia, in contrasto con la costituzione. “Noi chiediamo la parità fra coniugi e la patria potestà comune nel confronto dei figli.” Tale parità doveva essere riconosciuta non solo nell’ambito della famiglia, ma nel trattamento delle lavoratrici. In particolare la legge tutelò molte operaie addette a lavori pesanti e a turni, le donne non coniugate e diede una tutela economica alle donne in astensione dal lavoro. Che l’astensione fosse obbligatoria per madre e datore di lavoro, rendeva evidente lo sforzo della legge di difendere i bambini e di affermare il loro diritto alle cure e alla relazione privilegiata con la madre. La legge cercava, con successo, di superare il contrasto tra doveri familiari e compiti sociali; tra l’aspirazione alla maternità e la possibilità di lavorare.
Scrive Camilla Ravera, a proposito della legge e del nuovo diritto di famiglia, “…che la maternità diventi un punto di forza e di dignità femminile, un valore sociale per tutti… la maternità ha forse meno valore di un lavoro produttivo nell’industria o in altro campo?…” (1978, Breve storia del femminismo in Italia).
Erano anni questi, dal ’68 al ’74, in cui la società civile si presentava più dinamica della società politica e “dettava l’agenda politica in parlamento”; ne sono testimonianza questa legge di tutela delle lavoratrici madri, ottenuta grazie all’impegno delle parlamentari comuniste e socialiste, il referendum per l’abrogazione del divorzio nel ’74 e il fallimento del governo di centro-destra Andreotti-Malagodi.

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