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7feb/190

Accadde oggi: muore Dorando Pietri

07 febbraio

1942 – Muore a Sanremo Dorando Pietri, l’atleta correggese (Mandrio di Correggio (RE), 1885) famoso per non aver vinto, dopo un drammatico epilogo, passato alla storia, la maratona alle Olimpiadi di Londra del 1908: tagliò per primo il traguardo, ma sorretto dai giudici di gara che l’avevano soccorso, stremato dalla fatica. Fu squalificato e perse la medaglia d’oro, ma le immagini e il racconto del suo arrivo, fecero il giro del mondo e sono tuttora l’emblema della fatica del maratoneta.
Io non sono il vincitore della maratona. Invece, come dicono gli inglesi, io sono colui che ha vinto ed ha perso la vittoria” (Dorando Pietri)
(In fondo potrai vedere in un breve filmato RAI l’arrivo di Dorando Pietri)
Dorando_Pietri« To Pietri Dorando – In remembrance of the Marathon pace from Windsor to the Stadium – July. 24. 1908 – Queen Alexandra. » La coppa donata a Pietri dalla regina Alessandra è oggi custodita a cura della società La Patria in una cassetta di sicurezza della Unicredit Banca a Modena. Sul piedistallo reca inciso la dedica citata.
Proprio la sua squalifica e le sue gambe barcollanti lo hanno consegnato alla storia dell’atletica leggera. Nonostante quell’oro sia stato vinto da Johnny Hayes, il nome di Dorando Pietri richiama subito uno degli episodi più celebrati delle Olimpiadi.
Nel settembre del 1904 il più famoso podista italiano dell’epoca, Pericle Pagliani, partecipò ad una gara proprio a Carpi. Si racconta che Pietri, attirato dall’evento, si sia messo a correre dietro Pagliani, con ancora gli abiti da lavoro addosso, ed abbia retto il suo passo fino all’arrivo. Qualche giorno dopo, Pietri fece l’esordio in una competizione ufficiale, correndo i 3000 metri a Bologna ed arrivando secondo. Era piccolo di statura e minuto, non solo, figlio di contadini faceva il garzone di pasticceria. Un autodidatta, dunque che correva e andava in bicicletta nel tempo libero. L’anno successivo arrivarono i primi successi, sia in Italia che all’estero, il più importante dei quali fu la 30 km di Parigi, vinta con un distacco di 6 minuti. Il 2 aprile 1906 Pietri vinse la maratona di qualificazione per i Giochi Olimpici intermedi, che si sarebbero svolti in maratona, ed aveva già ottenuto risultati importanti sulla scena internazionale.
La maratona di Londra: il 1908 era l’anno delle Olimpiadi di Londra. Dorando Pietri si era preparato per mesi all’evento. Il 7 luglio si guadagnò il posto nella squadra italiana in una maratona di 40 km a Carpi. Vinse in 2 ore e 38 minuti, una prestazione mai ottenuta prima in Italia. La maratona olimpica era in programma pochi giorni dopo, il 24 luglio. Per la prima volta il percorso si snodava su 42,195 km. Alla partenza, davanti al Castello di Windsor, c’erano 56 atleti, tra cui i due italiani Dorando Pietri, maglietta bianca e calzoncini rossi, con il numero 19 sul petto. Era una giornata insolitamente calda per il clima inglese. Alle 14.33 la principessa del Galles diede il via. Un terzetto di inglesi si portò subito al comando della corsa, imponendo un’andatura elevata. Pietri si mantenne nelle retrovie, cercando di conservare le energie per la seconda parte di gara. Infatti verso la metà il maratoneta italiano iniziò la sua progressione, rimontando. Al 32º km era secondo, a quattro minuti dal leader della corsa, un sudafricano. Saputo che l’atleta di testa era entrato in crisi, Pietri aumentò ancora il ritmo per recuperare il distacco, e al 39º km raggiunse e subito sorpassò il sudafricano. Mancavano ormai un paio di chilometri all’arrivo, ma Pietri si trovò a fare i conti con l’enorme dispendio di energie effettuato durante la rimonta e la disidratazione dovuta al caldo. La stanchezza gli fece perdere lucidità. Arrivato allo stadio, sbagliò strada. I giudici lo fecero tornare indietro, ma Pietri cadde esanime. Si rialzò con il loro aiuto, ma ormai stremato, faticava a reggersi in piedi da solo. Era ad appena 200 metri dal traguardo. Gli oltre 75.000 spettatori dello stadio erano tutti in trepidazione per lui. Attorno a lui sulla pista i giudici di gara e persino alcuni medici accorsi per soccorrerlo. Pietri cadde altre quattro volte, ed altrettante fu aiutato a rialzarsi, ma continuò barcollando ad avanzare verso l’arrivo. Quando finalmente riuscì a tagliare il traguardo, sorretto da un giudice e un medico, era totalmente esausto. Il suo tempo finale fu di 2h54’46″4 su 42,195 km, ma solo per percorrere gli ultimi 500 metri impiegò quasi dieci minuti. Oltre il traguardo svenne e fu portato fuori dalla pista su una barella. Poco dopo di lui arrivò lo statunitense Johnny Hayes. La squadra americana presentò immediatamente un reclamo per l’aiuto ricevuto da Pietri, che venne prontamente accolto. Il carpigiano fu squalificato e cancellato dall’ordine di arrivo della gara.
Dorando_Pietri1Il dramma di Dorando Pietri commosse tutti gli spettatori dello stadio. Quasi a compensarlo della mancata medaglia olimpica, la regina Alessandra lo premiò con una coppa d’argento dorato. A proporre l’assegnazione del riconoscimento sarebbe stato lo scrittore Arthur Conan Doyle che secondo alcuni era anche l’addetto con il megafono che sorresse Pietri al momento dell’arrivo. Tale affermazione non ha però alcun fondamento: i due personaggi che quasi incastonano la tragica figura di Pietri, in quella che è senza dubbio una delle più note e significative immagini dell’olimpismo moderno, sono rispettivamente: alla destra dell’atleta – con il megafono – il giudice di gara ed alla sinistra il capo dello staff medico. Conan Doyle era in effetti presente in tribuna, a pochi metri dalla linea del traguardo, dato che era stato incaricato da Lord Northcliffe di redigere la cronaca della gara per il Daily Mail; il resoconto del giornalista-scrittore terminò con le parole: « La grande impresa dell’italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici ».
Successivamente Conan Doyle suggerì al Daily Mail di conferire un premio in danaro a Pietri, sotto forma di sottoscrizione per permettergli l’apertura di una panetteria, una volta rientrato in Italia. La proposta ebbe successo e vennero raccolte trecento sterline. Lo stesso Doyle avviò la raccolta donando cinque sterline. Il racconto della sua impresa eroica ma sfortunata fece immediatamente il giro del mondo. Da un giorno all’altro Dorando Pietri divenne una celebrità, in Italia e all’estero. Le sue gesta colpirono la fantasia del compositore Irving Berlin, che gli dedicò addirittura una canzone intitolata “Dorando“.
dorando-pietri-e-regina-alessandra1Paradossalmente, la mancata vittoria olimpica fu la chiave del suo successo. Sull’onda della sua fama ricevette presto un lauto ingaggio per una serie di gare-esibizione negli Stati Uniti. Il 25 novembre 1908, al Madison Square Garden di New York, andò in scena la rivincita tra Pietri e Hayes. Il richiamo era enorme: ventimila spettatori (tra cui molti italo-americani), ma altre diecimila persone erano rimaste fuori perché non c’erano più biglietti. I due atleti si sfidarono in pista sulla distanza della maratona, e dopo aver corso testa a testa per quasi tutta la gara, alla fine Pietri riuscì a vincere staccando Hayes negli ultimi 500 metri, per l’immensa gioia degli immigrati di origine italiana presenti. Una seconda sfida disputata il 15 marzo 1909 venne anch’essa vinta dall’italiano. Durante la trasferta in America Pietri partecipò a 22 gare, con distanze variabili dalle 10 miglia alla maratona, e ne vinse 17. Come già detto, rientrò in Italia nel 1909, e proseguì per altri due anni l’attività professionistica a livello nazionale e all’estero. La sua ultima maratona fu a Buenos Aires, il 24 maggio 1910, dove chiuse con il suo primato personale, 2.38’48″2. La gara d’addio, in Italia, si svolse nel 1911 a Parma: una 15 km, vinta agevolmente. L’ultima gara all’estero avvenne invece dnello stesso anno, a Göteborg in Svezia, e si concluse con l’ennesima vittoria di Pietri. Il giorno dopo compì 26 anni. In tre anni di professionismo e 46 gare, Dorando Pietri guadagnò oltre 200.000 lire solo di premi, una cifra enorme per l’epoca. In più riceveva dal suo agente una diaria settimanale di 1.250 lire. Investì il danaro in un’attività alberghiera, senza fortuna e morì per un attacco di cuore a Sanremo dove faceva il garagista.

 

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