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19feb/19Off

Accadde oggi: nasce Niccolo’ Copernico

19 febbraio copia «In medio vero omnium residet Sol» «E in mezzo a tutto sta il Sole»


Il De revolutionibus orbium coelestium (in italiano Le Rivoluzioni dei corpi celesti) è il famoso trattato astronomico di Niccolò Copernico (Mikołaj Kopernik, lat. Nicolaus Copernicus), pubblicato per la prima volta a Norimberga nel 1543, per la precisione il 24 maggio, giorno in cui curiosamente morì l’autore. In questo testo Copernico descrive il frutto dei suoi studi parlando del movimento degli oggetti del cielo e l’opera si configura quindi come l’esposizione del sistema eliocentrico copernicano. Le innovazioni rispetto al sistema geocentrico tolemaico sono oggettivamente poche, ma erano comunque importanti punti di arrivo. Nel 1543, nonostante l’opposizione dell’autore ormai in fin di vita, il testo venne pubblicato facendogli precedere una premessa anonima (Ad lectorem de hypothesibus husius operis ,”Al lettore sulle ipotesi di quest’opera”) che per lungo tempo fu attribuita allo stesso Copernico ma che, successivamente (precisamente da Keplero nel 1609), venne fatta correttamente risalire al teologo luterano Andrea Osiander.
(Alla fine un breve filmato sulla teoria copernicana) copernico2
In questa premessa Osiander sminuiva il lavoro di Copernico, sostenendo che esso non voleva rappresentare una spiegazione dell’effettiva organizzazione dell’Universo alternativa a quella tolemaica, ma soltanto un mero esercizio matematico finalizzato tutt’al più a semplificare i complessi calcoli che la visione geocentrica implicava e a “salvare i fenomeni” (questa opinione sarà successiamente ribadita e fatta propria dal Cardinal Bellarmino nella  sua polemica con Galilei proprio sul sistema copernicano). “ … Se essi vorranno però riflettere saggiamente sulla cosa, troveranno che l’autore di questa opera non ha commesso nulla che meriti rimprovero. È infatti proprio dell’astronomo prima registrare la storia dei moti celesti mediante osservazioni abili e accurate; quindi, escogitare e supporre le loro cause, ossia certe ipotesi, in un modo qualsiasi, non potendole dimostrare in alcun modo come vere. Partendo da tali ipotesi, si possono calcolare correttamente i moti celesti, in base ai princìpi della geometria, tanto nel futuro che nel passato. (…) Permettiamo dunque anche a queste nuove ipotesi, fra le antiche, il diritto di farsi conoscere, ma non come più verosimili, tanto più che sono ammirevoli e semplici, e recano con sé un grande tesoro di osservazioni dottissime.(…)

copernico1Sostenendo dunque che l’opera non intendeva contrastare la versione tolemaica sostenuta dalla Chiesa, questa premessa riuscì a far evitare ad essa l’iscrizione nell’Indice dei libri proibiti almeno fino al 1616. Il primo libro è molto più semplice e meno tecnico degli altri cinque, che contengono tavole e formule matematiche molto complicate e poco accessibili ai non astronomi. Questo aspetto, che a prima vista può indurre a pensare che abbia rallentato la diffusione del copernicanesimo, fu invece un importante fattore che contribuì a “salvare” l’opera e la teoria eliocentrica. Infatti dai profani l’ipotesi della Terra come pianeta fu sempre allontanata e bollata come ridicola e, a partire dal secolo XVII quando la Chiesa cattolica la condannò, come eretica.
Tra gli studiosi invece l’accoglienza fu meno aspra, anche se in pochi vi aderirono nei primi tempi. Nondimeno il De Revolutionibus divenne subito un testo fondamentale per gli astronomi indipendentemente dalla concezione cosmologica di questi. Infatti i suoi calcoli, i suoi dati, i suoi diagrammi furono davvero innovativi copernico3e completi tanto che Copernico fu definito «secondo Tolomeo» o «l’eminente artefice della nostra epoca». In effetti il De Revolutionibus è davvero la prima opera della modernità che possa essere paragonata all’Almagesto di Tolomeo per profondità, completezza e coerenza. Il sistema copernicano completo non era né più semplice né più preciso o accurato del sistema tolemaico, tuttavia ciò che convinceva Copernico della validità del suo nuovo universo è proprio «l’immutabile simmetria delle sue parti», l’armonia sottesa al mondo che egli individuava nell’applicazione più semplice e ridotta. Questo era probabilmente il fattore d’attrazione più importante della nuova teoria, quando le prove inizialmente a favore erano minori di quelle contro, e molti, tra cui Galileo, non restarono indifferenti a questo fascino.

 

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