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26dic/18Off

Accadde oggi: i Curie scoprono la radioattivita’

26 dicembre

1898 – Nell’auditorio dell’Accademia delle Scienze di Parigi, Pierre e Marie Curie, in collaborazione avec Gustave Bémont, annunciano che sono riusciti ad estrarre un elemento radioattivo nella pechblenda: il radio. Sostengono che la radioattività emessa dal radio è nettamente superiore a quella del polonio, che essi avevano ugualmente scoperto in luglio.
(In fondo potrai vedere un breve filmato della RAI, diviso in due parti, su Marie Curie e il videoclip “Radioactivity” dei Kraftwerk)
In quella occasione avevano affermato: “Crediamo che la sostanza che abbiamo tratto dalla pechblenda (un minerale contenente uranio) contenga un metallo non ancora segnalato, vicino al bismuto per le sue proprietà analitiche. Se l’esistenza di questo metallo verrà confermata, noi proponiamo di chiamarlo polonio, dal nome del paese di uno di noi.
I coniugi Pierre Curie e Marie Sklodowska notarono che alcuni campioni erano più radioattivi di quanto lo sarebbero stati se costituiti di uranio puro; ciò implicava che nella pechblenda fossero presenti altri elementi. Decisero così di esaminare tonnellate di pechblenda riuscendo così, nel luglio del 1898, ad isolare una piccola quantità di un nuovo elemento dalle caratteristiche simili al tellurio che fu chiamato polonio. Il resoconto di tale lavoro, unitamente a quello immediatamente successivo, con il quale si accorsero che nella pechblenda c’era, oltre al polonio, un’altra sostanza sconosciuta e potente, che chiamarono radio, a causa dell’intensità della sua radiazione, divenne la tesi di dottorato di Marie Sklodowska. Le radiazioni emesse dal radio erano circa un milione e mezzo di volte superiori a quelle dell’uranio.
Marie comprese per prima che la radioattività era un fenomeno atomico, contro la diffusa convinzione che l’atomo fosse la più piccola particella di materia. Intuendo che la radiazione era una proprietà atomica dell’elemento uranio, ma che potevano esistere altri elementi con caratteristiche simili, la Curie aveva infatti inventato il termine “radioattivo” per designare elementi instabili, il cui nucleo decadeva con emissione di radiazione. Con questa scoperta dunque, nacque l’era della fisica atomica.
Nel 1903 Marie ottenne il dottorato di ricerca (il primo per una donna!) e pochi mesi dopo, anche il premio Nobel per la Fisica, insieme al marito Pierre Curie e ad Henri Becquerel. La radioattività incominciò a essere applicata nei campi più disparati: dalla medicina alla geologia (scoprendo ad esempio, in base al tempo di decadimento dell’uranio, che la Terra non aveva qualche migliaio di anni, come sosteneva la Bibbia, bensì qualche miliardo).
La morte improvvisa del marito nel 1906, in un incidente stradale, gettò la scienziata in una depressione violenta. Rimase traumatizzata ma dopo quel periodo di depressione decise di tornare al lavoro, prendendo il posto del marito alla Sorbona e diventandone la prima insegnante-donna. Non ricevette invece gli incarichi onorifici del marito, che non potevano ancora essere attribuiti alle donne, L’Accademia delle Scienze si rifiutò perfino di eleggerla, insinuando che le scoperte che aveva fatto erano tutte merito del marito.
Con una mossa insolita, la Sklodowska-Curie intenzionalmente non depositò il brevetto internazionale per il processo di isolamento del radio, preferendo lasciarlo libero affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli, in maniera tale da favorire il progresso in questo settore scientifico. Nel 1910 Marie Curie pubblicò il “Trattato di radioattività” e l’anno successivo le fu conferito un secondo premio Nobel, questa volta tutto suo, in chimica, per il lavoro sul radio e sui suoi composti.
In quel periodo la vita privata della scienziata era piuttosto travagliata: la moglie del fisico Paul Langevin infatti la aveva denunciata per adulterio col marito: lui fu chiamato “lo Chopin della polacca” e la stampa scandalistica rivolse a Marie non pochi inviti di tornarsene in Polonia.
Poi scoppiò la prima guerra mondiale e la Curie si impegnò al fronte, con la figlia Irène, nell’assistenza ai feriti, allestendo le cosiddette “Petit Curie“, cioè automobili attrezzate con apparecchiature a raggi X.
institut_curie_frDopo la guerra la scienziata divenne capo dell’Institut du Radium di Parigi e partecipò alla fondazione dell’Istituto Curie, dove chiamò la figlia Irène e molti altri brillanti ricercatori e dove si dedicò allo studio degli effetti fisiologici provocati dalle radiazioni. La Curie diresse questo istituto fino al 1932, quando le subentrò la figlia. L’Institut Curie esiste ancora oggi ed è un’importante istituzione scientifica per la ricerca sul cancro).
Morì nel sanatorio di Sancellemoz di Passy (Alta Savoia), nel 1934; la causa fu quasi certamente la leucemia, molto probabilmente dovuta all’esposizione massiccia alle radiazioni durante i suoi lunghi anni di lavoro. Ancora oggi tutti gli appunti di laboratorio presi da Marie Curie a partire dal 1890, anche i suoi ricettari di cucina, sono considerati pericolosi a causa della loro esposizione alla radioattività. Sono conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia consultarli deve indossare abiti di protezione
combined6382curie1Il 20 aprile 1995 le spoglie di Marie Curie (insieme a quelle del marito Pierre) sono state trasferite al Pantheon di Parigi. È stata la prima donna della storia ad avere ricevuto questo onore.
Una moneta da 100 franchi francesi ed una banconota da 20.000 złoty polacchi che la raffigurano furono emesse negli anni novanta.
A Maria Sklodowska è stato dedicato un minerale di uranio: la sklodowskite oltre all’unità di misura della radioattività: il curie.
Il gruppo pioniere della musica elettronica Kraftwerk cita Madame Curie proprio nel famoso brano “Radioactivity” che da il titolo all’intero album del gruppo tedesco.

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