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Accadde oggi: il bombardamento di Dresda

13 febbraio

1945 – Il bombardamento di Dresda, da parte della Royal Air Force britannica e della United States Army Air Force statunitense, ha inizio alle 22.13 del 13 e proseguirà fino al 16. Sarà una delle azioni militari più terribili e devastanti della seconda guerra mondiale: Dresda sarà completamente distrutta dalle fiamme e le vittime civili, calcolate tra 25.000 e 35.000, furono sicuramente molte di più, forse oltre 150.000. Azione militare o crimine di guerra?
Lo storico Frederick Taylor ricorda: « La distruzione di Dresda ha un sapore epico e tragico. Era una città meravigliosa, simbolo dell’umanesimo barocco e di tutto ciò che c’era di più bello in Germania. Allo stesso tempo, conteneva anche il peggio della Germania del periodo nazista. In un certo senso, la tragedia fu un perfetto esempio degli orrori del modo di concepire la guerra nel XX secolo ». (In fondo potrai vedere il filmato “Dresda: prima e dopo il bombardamento“, il videoclip di una esecuzione dal vivo della canzone Tailgunner” degli Iron Maiden, che parla del bombardamento, e il trailer del film “Mattatoio n. 5” di George Roy Hill, tratto dall’omonimo romanzo di Kurt Vonnegut, con nella colonna sonora musica di Bach eseguita da Glenn Gould)
dresda5Secondo i piani, il 13 febbraio avrebbe dovuto vedere un attacco congiunto di USAAF (di giorno) e RAF (di notte), ma a causa del maltempo nelle ore diurne, il raid britannico colpì per primo. 796 Avro Lancaster e 9 De Havilland Mosquito raggiunsero la città in due ondate, colpendo Dresda durante la notte con 1478 tonnellate di bombe esplosive e 1182 tonnellate di bombe incendiarie. Il giorno successivo, la città fu attaccata dai B-17 americani, che in quattro raid la colpirono con 1250 tonnellate di bombe, fra esplosive e incendiarie. Il bombardamento notturno della RAF creò una tempesta di fuoco, con temperature che raggiunsero i 1500 °C. Lo spostamento di aria calda verso l’alto, e il conseguente movimento di aria fredda a livello del suolo, crearono un fortissimo vento che spingeva le persone dentro le fiamme, fenomeno già osservato in altri episodi di bombardamento (per esempio quello ad Amburgo del 1943) e talvolta indicato col nome di tempesta di fuoco.
Delle 28.410 case del centro di Dresda, 24.866 furono distrutte. Un’area di 15 chilometri quadrati fu rasa al suolo (includeva 14.000 case, 72 scuole, 22 ospedali, 19 chiese, 5 teatri, 50 edifici bancari e assicurativi, 31 magazzini, 31 alberghi, 62 edifici amministrativi, industrie, e altre costruzioni, tra cui il comando principale della Wehrmacht. Dei 222.000 appartamenti della città, 75.000 furono completamente distrutti, 11.000 gravemente danneggiati, 7.000 danneggiati, 81.000 leggermente danneggiati. All’epoca, la città era grande circa 300 chilometri quadrati. 199 fabbriche furono danneggiate in modo più o meno grave. 41 di esse vennero classificate dalle autorità locali come importanti per la produzione militare. Numerosi stabilimenti della Zeiss-Ikon vennero distrutti al 100%. Il numero totale di vittime è praticamente impossibile da definire esattamente: comunque la popolazione di Dresda nel 1939 contava circa 642.000 abitanti, ma si ritiene che i rifugiati fossero circa 200.00.
dresda4Nel 1955, Konrad Adenauer, Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca, dichiarò: “Il 13 febbraio del 1945 l’attacco alla città di Dresda, che era sovraffollata di profughi, provocò circa 250.000 vittime“. Nel libro “Mattatoio n. 5“  lo scrittore americano Kurt Vonnegut (che si trovava a Dresda, come prigioniero di guerra, proprio durante il bombardamento e che sopravvisse perché detenuto appunto in un mattatoio), riporta la cifra di 135.000 morti.
Il bombardamento di Dresda è stato oggetto di un lunghissimo dibattito. Voci critiche vengono da tutte le parti politiche, dall’estrema sinistra all’estrema destra. Sia Günter Grass, Premio Nobel per la Letteratura, che Simon Jenkins (un tempo direttore di The Times) hanno esposto la convinzione che il bombardamento debba essere considerato un crimine di guerra. Lo storico Max Hastings critica questa posizione sostenendo che questo porrebbe il bombardamento sullo stesso piano dei crimini nazisti; per lui, il bombardamento fu «un tentativo fatto in buona fede, seppure sbagliato, di portare la Germania alla sconfitta militare». Gli estremisti di destra tedeschi usano poi strumentalmente il bombardamento di Dresda come simbolo, chiamandolo «olocausto di bombe» e sostenendo che questo episodio dimostra l’equivalenza morale degli Alleati e dell’Asse.
Nonostante il bombardamento di Dresda venga considerato un atto bellico eccessivo e umanamente esecrabile da buona parte dell’opinione pubblica e della storiografia contemporanea, la sua identificazione come «crimine di guerra», in senso stretto, è molto più controversa, la città era sede di industrie, c’era un importante nodo ferroviario, la guerra era in una fase decisiva. Il bombardamento fu tuttavia concentrato prevalentemente sul centro storico della città. A prima vista ciò sembra un deliberato tentativo di uccidere solo i civili, ma nell’Europa degli anni ’40 le aree industriali erano più mescolate con il tessuto urbano, e non necessariamente erano spostate verso la periferia, piuttosto si concentravano presso le ferrovie (non esistendo fino a pochi anni prima automobili e camion), a maggior ragione in una città come Dresda che viveva di piccole industrie semi artigianali per la produzione di articoli di precisione, e non di grosse acciaierie come i centri della Ruhr.
Maggiori argomenti per l’identificazione di un “crimine di guerra” nel bombardamento del febbraio 1945 si basano sulla considerazione che un attacco di tale violenza ad una città con le caratteristiche di Dresda, non poteva avere altro scopo se non l’uccisione premeditata di civili. La città, infatti, fino al febbraio del 1945 era stata risparmiata dalle bombe degli alleati, perché percepita come priva di industrie belliche o obiettivi militari strategici. Era inoltre un obiettivo molto più lontano delle aree industriali della Ruhr. Per queste ragioni era uno dei luoghi di concentramento degli sfollati e, paradossalmente, dei prigionieri di guerra alleati. Inoltre, non essendo considerata dagli stessi tedeschi un possibile bersaglio di raid, aveva una difesa antiaerea del tutto inadeguata, in quanto le sue batterie di difesa antiaerea erano state trasformate in batterie anticarro e inviate sul fronte orientale.
Dopo la guerra, e ancora di più dopo la riunificazione della Germania, molti sforzi sono stati fatti per ricostruire Dresda com’era prima del bombardamento. Nonostante la volontà di ricostruire, buona parte del centro storico di Dresda è stato irrimediabilmente perduto e gli ampi spazi di risulta delle demolizioni postbelliche sono stati saturati sino agli anni ottanta del secolo scorso da edifici nuovi. Alcuni importanti monumenti, anche grazie al reperimento di essenziali documentazioni d’archivio cartacee e fotografiche, sono stati ricostruiti “com’erano e dov’erano” ma il processo di ricostruzione è stato decisamente parziale e lento.La ricostruzione della Frauenkirche è stata decisa solo dopo l’unificazione; la nota chiesa barocca è stata quindi re-inaugurata solo nel 2005, oltre sessanta anni dopo la sua distruzione.
Nel 1956, Dresda stabilì un gemellaggio con Coventry, una delle città inglesi maggiormente devastate dai bombardamenti tedeschi. La stessa regina Elisabetta II di Inghilterra, durante una visita in Germania nel 2004, patrocinò un concerto a Berlino per finanziare l’opera di ricostruzione a Dresda.
3_slaughterhouse-111x772Il bombardamento di Dresda è il tema centrale del romanzo “Mattatoio n. 5” (Slaughterhouse Five) di Kurt Vonnegut, scrittore statunitense. Vonnegut ricorda in questo modo il momento in cui, uscendo dal rifugio sotterraneo che gli aveva salvato la vita, scoprì con sgomento che la città, rasa al suolo, sembrava «la superficie della Luna».
Il bombardamento compare anche come controcanto storico all’attentato contro le Twin Towers dell’11 settembre 2001 nel romanzo “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer. Il narratore è Oskar, un newyorkese di nove anni che ha perso il padre nel crollo delle Torri Gemelle. Credendo che il padre sia ancora vivo, Oskar comincia un viaggio nel passato della sua famiglia che lo porta a scoprire i legami tra sua nonna e la città di Dresda ai tempi del bombardamento angloamericano.
La Band Inglese Iron Maiden cita il bombardamento di Dresda in qualità di “ultimo bombardamento” (no more bombs, just one big bomb) nella canzone “Tailgunner“.

 

 

 

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