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13mar/15Off

I finanziamenti agli istituti privati

Corrado Augias risponde ai lettori (Repubblica 13.3.15)

""Caro Augias, torno sui finanziamenti alla scuola privata, a fonte del crescente degrado della 'scuola pubblica' sempre più affidata alla responsabilità dei singoli operatori. "L'articolo 33 della Costituzione è raggirato. La Costituzione sembra parlare la lingua dei sogni", ha scritto Nadia Urginati su Repubblica del 25 febbraio: "legare il destino della scuola statale alle preferenze individuali non è una condizione di autonomia ma di dipendenza dal privato". Il giorno dopo Giorgio Vittadini, presidente della fondazione per la sussidiarietà, ha invece auspicato sul Corriere della Sera, di continuare sul piano economico la strada aperta su quello giuridico da Luigi Berlinguer: "sarebbe un riconoscimento per i 2miliardi e 680 milioni di euro che lo Stato risparmia grazie all'esistenza delle scuole paritarie". Due letture antitetiche. ma la seconda dimentica che in Italia la stragrande maggioranza degli istituti privati cono "confessionali" oppure diplomifici che non valgono niente. Lo school bonus, provincialismo a parte,sembra la conferma che "l'incompiuta" Costituzione, come la chiamava Calamandrei, sia una grande malata, e che i garanti' che l!assistono tutto facciano meno che tentare di guarirla. Vittorio Melandri - vmelandri@alice.it""

Risponde Corrado Augias

""Tralasciamo i diplomatici dove si ottiene, pagando, il famoso 'pezzo di carta' che non vale niente. Le scuole confessionali, comunque siano sovvenzionate, violano la Costituzione, non solo per la famosa questione degli "oneri" che lo Stato non dovrebbe sopportare. Argomento gravissimo, intendiamoci, se si pensa alle condizioni materiali in cui è ridotta la scuola pubblica, a cominciare per esempio dall'umiliante questione della carta igienica. Esiste un'altra serissima ragione esposta con una certa solennità nei primi due commi dell'articolo 33. L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento - La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi". Lì è la questione, non solo nei soldi. La Costituzione dice che compito primario dello Stato è dare un indirizzo generale - cioè politico nel senso alto e forte del termine - all'istruzione, garantendo a chi insegna il diritto di poterlo fare liberamente. Già aver mantenuto la religione cattolica nelle scuole pubbliche - con insegnanti scelti dai vescovi - equivale a una catechesi che in uno Stato laico non ha motivo di essere: nelle scuole confessionali si arriva all'obbligo di attenersi ad un'unica possibile verità fissata per dogma. Quando si parla di "buona scuola"  bisognerebbe considerare questi aspetti. Come ha scritto sul Corriere della Sera Galli Della Loggia "La buona scuola è soprattutto un'idea": che tipo di cittadino la scuola vuole formare. Nel progetto governativo, spiace dirlo, questa idea  non c'è.""

 

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