Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

18nov/180

Quella scia di sangue dietro Maria. Roma capitale del femminicidio

Articolo di Flavia Amabile (Stampa 18.11.18)

“,Cinque ceri rossi sono l’ultimo ricordo di Maria Rusu, 23 anni, freddata la notte del 27 ottobre sulla via Ardeatina. Cinque ceri rossi come i proiettili sparati dal suo ex compagno che non voleva saperne di vederla andare via. Si sono visti in una sera di autunno in uno slargo dove le auto in genere passano e vanno altrove. Non c’è un vero motivo per fermarsi proprio lì se non si è una prostituta, un cliente di una prostituta o uno dei rom che occupano l’unica casa dei paraggi. Maria era una prostituta ma quella notte era soprattutto una donna che aveva deciso di lasciare il suo convivente. Aveva accettato di incontrarlo ma non di tornare con lui. La risposta sono stati cinque colpi scaricati su di lei senza pietà.

17nov/180

Le nuove piazze. Studenti e uguaglianza

Articolo di Eraldo Affinati (Repubblica 17.11.18)

“”Chi tocca la scuola si brucia: lo sappiamo. Ma perché tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi anni proprio su questo nodo cruciale hanno fallito pagando salato anche in termini elettorali? Eppure si tratta del tema dei temi: in quale altro luogo noi adulti dovremmo esercitare la responsabilità del futuro? Come scrisse Dietrich Bonhoeffer, il grande teologo tedesco fatto impiccare da Adolf Hitler pochi giorni prima della fine della Seconda guerra mondiale: «Per chi è responsabile la domanda ultima non è: come me la cavo eroicamente in quest’affare, ma: quale potrà essere la vita della generazione che viene». Gli studenti che stanno manifestando in tutta Italia per chiedere più finanziamenti al comparto dell’istruzione hanno le idee molto chiare: vogliono realizzare la tanto decantata «uguaglianza delle posizioni di partenza » che, prima ancora di essere il fiore all’occhiello del nostro dettato costituzionale, rappresenta a ben pensare la mina vagante della cultura novecentesca: dare a ogni bambino, a qualsiasi ragazzo, le medesime possibilità di affermazione. Fare in modo che tutti possano accedere alle fonti del sapere.

17nov/180

Accadde oggi: in Grecia ha inizio la fine della dittatura dei colonelli

17 novembre copia

« I militari hanno proibito i capelli lunghi, le minigonne, Sofocle, Tolstoj, Mark Twain, Euripide, spezzare i bicchieri alla russa, Aragon, Trotskij, scioperare, la libertà sindacale, Lurcat, Eschilo, Aristofane, Ionesco, Sartre, i Beatles, Albee, Pinter, dire che Socrate era omosessuale, l’ordine degli avvocati, imparare il russo, imparare il bulgaro, la libertà di stampa, l’enciclopedia internazionale, la sociologia, Beckett, Dostojevskij, Cechov, Gorki e tutti i russi, il “chi è?”, la musica moderna, la musica popolare, la matematica moderna, i movimenti della pace, e la lettera “Ζ” che vuol dire “è vivo” in greco antico. » Z- L’orgia del Potere, voce narrante

Nelle prime ore Papadopoulos ordinò all’esercito di porre fine alla protesta. Un carro armato Amx 30 abbatté i cancelli del Politecnico, che era stato completamente privato di illuminazione, con lo spegnimento della rete elettrica cittadina, travolgendo gli studenti che vi si erano arrampicati sopra. Secondo i dati emersi dopo la caduta della Giunta, nessuno atenestudente rimase ucciso dall’azione del carro armato anche se i feriti furono moltissimi, ed alcuni di essi rimasero poi invalidi. Negli scontri che seguirono rimasero uccisi 24 civili, tra i quali almeno uno ucciso a sangue freddo da un ufficiale. Il 25, a seguito della sanguinosa repressione della rivolta ed alle proteste interne ed internazionali seguite ai fatti, il generale Dimitrios Ioannides rimosse Papadopoulos e tentò di mantenere il potere nelle mani dei militari. L’opposizione sempre più estesa e la prospettiva della guerra contro la Turchia fece sì che una parte degli ufficiali più anziani togliesse il suo appoggio alla giunta ed al suo uomo forte Ioannides. (guarda il filmato delle manifestazioni studentesche per celebrare l’anniversario della rivolta al Politecnico contro i colonnelli nel ’73)

17nov/180

Il mutevole confine del capitalismo

Articolo di Benedetto Vecchi (manifesto 17.11.18) “Tempi presenti. Oggi, a Bookcity di Milano, un incontro con l’economista Mariana Mazzucato che ha appena pubblicato per Laterza «Il valore di tutto»

“”Il capitalismo estrattivo (e di piattaforma) è la forma attraverso la quale la produzione di valore viene «realizzata» nelle forme dominanti della ricchezza sociale (denaro e profitto). È in questo passaggio che la finanza ha svolto e continuerà a svolgere un ruolo essenziale nel definire gerarchie sociali e priorità nel regime di accumulazione capitalistico. Dunque, la finanza non ha solo una funzione «parassitaria» rispetto alla tradizionale produzione di beni e servizi, bensì svolge un ruolo di coordinamento, di indispensabile infrastruttura alla stabilità – politica e, soprattutto, sociale – della produzione di merci. Quel che va però sottolineato è la dimensione abnorme, incontrollata, da spregiudicato rentier che la finanza ha ormai assunto nel capitalismo contemporaneo. Il nodo da sciogliere è se questa superfetazione abbia determinato o meno un mutamento «qualitativo» dei rapporti sociali capitalistici.

16nov/180

La lunga marcia della cosa nera

Articolo di Ezio Mauro (Repubblica 16.11.18)

“”Oltre il fascismo tradizionale, il segreto di un’ideologia che alza muri, odia i deboli e discrimina in base alla ” razza”: è figlia del caos globale, del mondo senza più un tetto in cui il cittadino, smarrito, torna a essere solo individuo. Scomparsa la sinistra, rischia di sparire anche la destra, sostituita da questa “cosa” nera che alza i muri, nazionalizza i diritti, munisce i confini, seleziona i più deboli escludendoli, torna a discriminare in nome della razza. Tutto il mondo sembra consegnarsi a questa nuova espressione politica che fulmina le precedenti perché cambia alla radice i codici del discorso pubblico, rovescia il suo linguaggio, trasforma la postura dei protagonisti, abbatte i limiti del consentito, incoraggia l’istinto a prendere il microfono contendendolo alla ragione. E in tutto il mondo questa “cosa”, mentre cerca ancora il suo vero e moderno nome, è già con ogni evidenza la forma più semplice e dunque più accessibile della politica, quindi la forma della semplificazione e della soddisfazione senza responsabilità, la più adatta al consenso universale in questi tempi difficili di giudizi sommari.

16nov/180

Accadde oggi: nasce Jose’ Saramago

16 novembre copia

« Il Maestro è uno degli ultimi titani di un genere letterario in via di estinzione» Harold Bloom su Saramago.
Inizia la sua carriera come giornalista, ma Saramago si era sempre opposto tenacemente al regime di Salazar dal quale era sempre stato pesantemente censurato nella propria attività. S’iscrisse clandestinamente al Partito Comunista portoghese nel 1969, riuscendo sempre ad evitare di finire nelle mani della polizia politica del regime. Dal 1974 in poi, in seguito alla cosiddetta “Rivoluzione dei garofani” Saramago si dedicò completamente alla scrittura e gettò le fondamenta di quello che può essere definito un nuovo stile letterario ed una nuova generazione post-rivoluzionaria. Il riconoscimento a livello internazionale arrivò solo negli anni novanta, con Storia dell’assedio di Lisbona, una delle più belle storie d’amore mai scritte, il controverso Il Vangelo secondo Gesù Cristo e Cecità
(continuando puoi vedere il filmato di José Saramago “Falsa democracia” e un secondo filmato sulle sue opere)
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16nov/180

La svolta antisemita di Mussolini

Articolo di Donatella Di Cesare (Corriere 16.11.18) “1938-2018 Un libro dello storico Enzo Collotti. Qui una sintesi della prefazione. Quando il razzismo divenne legge”

“”Non vi furono pressioni naziste per l’adozione di misure contro gli ebreiColpire persone del tutto innocenti fu una scelta consapevole del regime.
Che cosa può significare per un adolescente andare a scuola, come ogni giorno, ed essere rifiutato? «No, per te la scuola è chiusa — non solo oggi, ma per sempre». Così, senza alcun motivo plausibile; né per un provvedimento disciplinare, né tanto meno per aver commesso un reato. Semplicemente perché «sei ebrea!», «sei ebreo!». È capitato, nell’autunno del 1938, agli ebrei italiani che improvvisamente furono cacciati dai banchi di scuola, espulsi dalle aule universitarie. Coloro che passarono indenni per le successive sciagure, descrissero quell’evento come un trauma violento e inesplicabile. Primo Levi parlò di «fulmine», un termine frequente in altre testimonianze. Il che rende bene la drammaticità, ma anche la sorpresa e lo sconcerto. Ciò avveniva nell’Italia fascista di Mussolini che, attraverso un decreto del 5 settembre 1938, firmato dal ministro Bottai, conquistò una triste e ignobile supremazia: fu la prima nazione a espellere le «persone di razza ebraica» dalle scuole di ogni ordine e grado, nonché dalle università e dalle accademie. Il decreto valeva per gli studenti come per gli insegnanti. Pur avendo emanato nel 1935 le leggi razziste di Norimberga, la Germania nazista introdusse solo un paio di mesi dopo l’Italia un’analoga misura.

16nov/180

Ricucire l’innocenza, un milione e 200 mila bambini vivono in poverta’ assoluta

Articolo di Marta Ghezzi (Corriere 16.11.18) “”Il rapporto Save The Children presenta l’Atlante dell’infanzia a rischio. Focus sulle periferie, l’emergenza educativa nasce qui”

“”Un solo isolato. Nelle grandi città, poche centinaia di metri possono fare la differenza nella vita di un bambino. Incidere in modo indelebile sul suo percorso di crescita. Perché nel nostro paese, quartieri anche contigui possono essere completamente diversi, mondi confinanti che scorrono su binari non paralleli. In Italia un milione e duecentomila bambini e adolescenti vivono in condizioni di povertà assoluta. Statistiche e sociologia dimostrano che il futuro di questi minori è determinato non solo dalle condizioni economiche familiari, ma anche dall’ambiente dove nascono e crescono. Così, anche la breve distanza da un rione all’altro diventa fondamentale: da una parte hai tutte le opportunità per il riscatto sociale, dall’altra non c’è (quasi) via d’uscita dalla povertà. Il presidente della Camera Roberto Fico ha parlato di «un quadro inaccettabile» alla presentazione del IX Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children «Le periferie dei bambini», pubblicato da Treccani, a fine mese nelle librerie. È il tradizionale rapporto dell’organizzazione internazionale, schierata dal 1919 a fianco dell’infanzia, che compie per la prima volta un viaggio nelle periferie delle grandi città.

15nov/180

Il governo verso l’accordo sull’Ici. Dalla Chiesa un miliardo di euro

Articolo di Michele Di Branco (Stampa 15.11.18)

“”Il governo chiederà alla Chiesa di versare l’Ici non pagata dal 2006-2011. Il ministero dell’Economia conferma quanto anticipato ieri da questo giornale sulla questione sollevata una settimana fa dalla Corte di Giustizia Ue. «A questo punto è un atto dovuto: il problema si trascina da anni e la sentenza ci impone di trovare un accordo con il Vaticano che ancora non stiamo negoziando. Ma va fatto e ci sarà», ha spiegato il sottosegretario Massimo Garavaglia. L’esponente leghista dell’esecutivo Conte non ha dato altri dettagli ma, a quanto si apprende da fonti del dicastero del Tesoro, un dossier è già stato aperto. La questione è delicatissima e riguarda la Commissione alla concorrenza di Bruxelles, alla quale spetta il compito di recepire la sentenza e farla applicare, i Comuni, che sono formalmente titolari dell’imposta e, ovviamente, la Chiesa. Due sono le certezze al momento. La prima: i tempi non saranno brevi. La seconda: lo Stato non ha alcuna intenzione di reclamare per intero i 4,8 miliardi non versati nell’arco di sei anni. L’ipotesi di massima è quella di offrire al la Chiesa una via d’uscita di carattere concordatario. Una sorta di “Pax fiscale” all’interno della quale Roma potrebbe chiedere il versamento di una aliquota forfettaria (fissata intorno al 20-25% sull’ammontare del debito) depurata di interessi e sanzioni di mora e legali.

15nov/180

Nel Sessantotto anno ribelle la protesta e’ (anche) di carta

Articolo di Ida Bozzi (Corriere 15.11.18) “Ritorni Dal 13 febbraio a Milano «68 Un grande numero» a cura della Fondazione Isec con il sostegno di Comieco

“”Del Sessantotto, celebrato nell’anno del cinquantenario con innumerevoli pubblicazioni, sono stati messi in rilievo soprattutto gli aspetti politici — l’anno delle rivoluzioni, l’anno delle utopie, l’anno della primavera praghese e del maggio francese — e quelli di costume — i ribelli nella musica e nelle arti — lasciando più in ombra altri aspetti, come il passaggio fondamentale del Paese, come amava dire Pier Paolo Pasolini, «da società preindustriale a società di massa». Una mutazione che negli anni dopo il boom tocca tutti gli aspetti della vita italiana, l’industria, il lavoro, i costumi, gli stili di vita, la comunicazione, la politica e la cultura. Un aspetto di questa trasformazione riguarda proprio il Sessantotto della protesta. Dalle università, dai licei sale una voce che si fa (anche) scritta, e si diffonde con manifesti, ciclostili, volantini: non è un caso se molta di questa scrittura — opinione, protesta, critica — confluirà, a partire dagli anni immediatamente successivi, in una serie di testate giornalistiche, riviste di critica culturale, fogli politici e di movimento. Il primo numero di «Contropiano» di Asor Rosa e Cacciari esce nel ’68, il primo de «il manifesto» esce nel ’69, la rivista cinematografica e critica «Ombre Rosse» di Fofi e Bellocchio vive a cavallo tra il ’67 e il ’69, altri giornali come «Re Nudo» iniziano le pubblicazioni nel 1970. A tutta questa materia scritta, che è carta, è stata dedicata un’interessante mostra da poco chiusa al Base Milano, di cui però è annunciato il ritorno per quest’inverno: sarà di nuovo a Milano il 13 febbraio, alla Casa dell’Energia, la mostra 68 Un grande numero. Segni, immagini, parole del 1968 a Milano, realizzata dalla Fondazione Isec con il sostegno di Comieco. Una rassegna di documenti originali dell’epoca che raccontano quel tempo a Milano: i fogli in ciclostile originali, i volantini, i giornali scolastici come «La Zanzara» del liceo Parini, i cartelli e i cartelloni, e ovviamente le riviste e i giornali. Il ritorno della mostra in febbraio preparerà inoltre le iniziative che partiranno in marzo per il Mese del riciclo.