Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

20nov/170

Accadde oggi: muore Leonardo Sciascia

20 novembre copia

«Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su per l’Italia, ed e già, oltre Roma… », ( Il giorno della civetta.)

Sciascia è uno scrittore dalla produzione ricca e disparata nei generi e nei temi: dal romanzo poliziesco, al saggio, al racconto fantastico, all’articolo di giornale. Tra saggio e romanzo i suoi scritti propongono l’inchiesta storica, la biografia di uomini illustri o meno del passato, rappresentati con ironia e cura del dettaglio. Ha scritto sulla realtà sociale della Sicilia libri come Il giorno della civetta a quelli sul contesto politico, come Todo Modo. “Il rifiuto della ragion di Stato o di Mafia” è stato il filo conduttore della sua attività trentennale di romanziere, saggista, giornalista e parlamentare, acuto e coraggioso osservatore della società italiana. Si è mostrato sempre attratto dal divario tra l’apparenza delle cose e la loro sostanza, tra verità pubbliche e verità segrete. La ricerca di indizi dapprima è un argomento da romanzo ( Il giorno della civetta, A ciascuno il suo, Il contesto); poi diventa un metodo di lavoro, per frequentare archivi, leggere testi, riconoscere le analogie tra passato e presente , reinventare la Storia per metterne in luce vicende minori e minime.
(Continuando il filmato “Sciascia: la costituzione non esiste più

19nov/170

L’identita’ nuova con un microchip

Articolo di Andrea Capocci (manifesto 19.11.17) “Neurotecnologie. A che punto è la ricerca sull’interfaccia «cervello-computer». Un tempo, le onde cerebrali riguardavano solo psichiatri e neurologi, oggi fanno gola a molti e si concentrano su di loro diversi interessi, non ultimi quelli commerciali”

“”Salito sull’automobile, Rodrigo Mendes non trovò né i pedali né il volante. L’auto iniziò a muoversi e imboccò la strada. Rodrigo non aveva mai guidato in vita sua, ma la macchina seguì gli ordini che lui impartiva col pensiero. Non è l’incipit di romanzo di fantascienza sudamericano, ma la fedele cronaca dell’impresa del quarantatreenne Rodrigo Mendes, paraplegico da quando, nel 1992, prese una pallottola alla nuca durante il furto di un’auto a San Paolo del Brasile. Mendes, che oggi dirige un istituto dedicato alla riabilitazione e all’inserimento sociale delle persone con disabilità di vario tipo, nello scorso aprile ha guidato un’auto da corsa grazie a una speciale apparecchiatura in grado di «leggere» le onde cerebrali e tradurle in istruzioni eseguite da altre macchine, come «gira a destra», «rallenta» o «accelera».
TECNOLOGIE DI QUESTO TIPO si chiamano «interfacce cervello-computer» o «neurotecnologie» e sono uscite ormai dalla fase sperimentale, diventando prodotti commerciali disponibili sul mercato. È un’ottima notizia per chi soffre di malattie che limitano le facoltà motorie. Ma le stesse tecnologie sono destinate anche ad altri usi. L’agenzia statunitense dedicata alla ricerca in campo militare, discute da tempo della possibilità di fornire ai propri soldati un’armatura di sensori e microchip in grado di integrare le naturali facoltà umane con flussi di dati addizionali e intelligenza artificiale.
Nel mezzo, le neurotecnologie si prestano a un’infinità di applicazioni commerciali, apparentemente più banali di una malattia paralizzante o di un conflitto ma non meno invasive. Per trecento euro, si può già acquistare online un paio di cuffie che trasforma le onde cerebrali in comandi diretti ad altri dispositivi. Sui «big data» dell’attività cerebrale, che un tempo interessavano solo neurologi e psichiatri, oggi si concentrano molti interessi diversi. Conoscere il livello di attenzione durante la fruizione di particolari contenuti (un video, una canzone, un videogioco) renderebbe felice qualunque pubblicitario, ad esempio.

19nov/170

Accadde oggi: le scuole private riconosciute come “paritarie”

19 novembre copia

In Italia la stragrande maggioranza delle scuole private è gestita direttamente da ordini o istituti cattolici o si ispira all’educazione cattolica, quindi lo stanziamento di fondi pubblici in favore della scuola privata è uno degli innumerevoli privilegi concessi al Vaticano e la dice lunga su come la casta politica italiana intenda la laicità dell’educazione.

Le scuole non statali ricevono oggi denaro pubblico sotto forma di sussidi diretti, per la gestione di scuole dell’infanzia e primarie; finanziamenti di progetti finalizzati all’elevazione di qualità ed efficacia delle offerte formative di scuole medie e superiori; contributi alle famiglie (i “buoni scuola” per le scuole di ogni ordine e grado).

Cosa dice la nostra Costituzione. L’art. 33 dà il diritto “ad Enti e privati di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato”. Quindi lo Stato, pur riconoscendo il diritto di istituzione di scuole private, non può e non deve accollarsene alcun tipo di onere. La Corte costituzionale non si è mai pronunciata sulla costituzionalità dei vari provvedimenti che concedono fondi pubblici alle scuole confessionali, non essendo mai stata sollevata (da Stato o Regioni) alcuna questione di legittimità costituzionale  (guarda il filmato satirico in cui Corrado Guzzanti dibatte sui finanziamenti alle scuole private).

19nov/170

Evoluzione umana. Difficile diventare Sapiens

Articolo di Guido Barbujani (Sole 19.11.17) sul libro di Giorgio Manzi “Ultime notizie sull’evoluzione umana”, Mulino, pagg.248,€ 13,60 “Il nostro percorso è stato molto complicato, non si è svolto in linea retta, ma attraverso prove ed errori: sono tante le forme umane che non hanno avuto successo”

“”Da tempo Giorgio Manzi cura per Le Scienze una rubrica molto seguita, Homo sapiens. Dalle sue pagine ci ha tenuto aggiornati sulle ultime scoperte della paleoantropologia, lo studio della nostra evoluzione a partire dai resti fossili, che è poi il campo nel quale è un’autorità indiscussa a livello internazionale. Ma ha trovato modo di parlare anche d’altro: di come abbiamo addomesticato i cani; di Ötzi, l’uomo del ghiacciaio del Similaun; di come sofisticate tecniche digitali permettano di dare un volto a individui vissuti migliaia o milioni di anni fa; e addirittura del movimento Neoborbonico che reclama il cranio del brigante Vilella (attualmente al Museo Lombroso di Torino). Oggi i suoi pezzi (di Manzi, non del brigante Vilella) sono stati raccolti in volume (Ultime notizie sull’evoluzione uman a), e leggerli tutti di seguito non è solo piacevole, è anche illuminante. Si coglie, al di là del tema di volta in volta affrontato, il disegno complessivo: un insieme di idee che Manzi ha messo a fuoco nel corso degli anni, a cui tiene, e che ribadisce, esplicitamente o implicitamente, ogni volta che si mette a parlare di scienza. La prima idea è che il nostro percorso evolutivo è stato molto complicato.

19nov/170

Rapporto Caritas. Piu’ sei giovane, piu’ sei povero

Articolo di Roberto Ciccarelli (manifesto 18.11.17) ““Futuro anteriore”: è il rapporto Caritas sulla povertà giovanile e l’esclusione sociale. Aumentano le famiglie e single under 34 che fanno ricorso ai «Centri di ascolto». La crisi non è finita mentre ai piani alti si parla di «crescita» che aumenta le diseguaglianze”

“”I figli stanno peggio dei genitori e i nipoti peggio dei nonni. Ad ogni passaggio di testimone tra le generazioni la disuguaglianza aumenta, mentre la povertà cresce al diminuire dell’età. Più sei giovane, più sei precario. Negli anni corrispondenti alle politiche dell’austerità – gli ultimi cinque – questo dato strutturale prodotto dalla crisi finanziaria è esploso, colpendo più i giovani tra i 15 e i 34 anni rispetto agli over 65. Lo sostiene il rapporto su povertà giovanile ed esclusione sociale 2017 «Futuro anteriore», presentato ieri al circolo della Stampa Estera di Roma dalla Caritas italiana.
UN GIOVANE su dieci vive in uno stato di povertà assoluta in Italia. Nel 2007 la proporzione era completamente diversa: era solo uno su cinquanta. Nei dieci anni successivi sono diminuiti i poveri tra gli over 65 (da 4,8% a 3,9%). Tornando indietro nel tempo, rispetto al 1995 il divario di ricchezza tra giovani e anziani si è ampliato: la ricchezza media delle famiglie con capofamiglia di 18-34 anni oggi è meno della metà, mentre quella delle famiglie con capofamiglia con almeno 65 anni è aumentata di circa il 60%. Si presuppone allora che il capofamiglia ultra-sessantenne sia il padre, o comunque un parente, di quello con meno di 34 anni. Questo significa che il primo sostiene il secondo, condividendo risorse e rendite necessarie per proteggere il nucleo ostaggio dei ricatti della precarietà: dall’affitto alla rata dell’asilo, dal sostegno economico in caso di lavori intermittenti o di spese per la nascita di un figlio. È il «welfare parentale» che sostituisce quello «sociale» esploso a causa delle riforme, dei tagli e della negazione dei diritti universali. L’Italia del 2017, in poche parole.

19nov/170

Verso il 25 novembre. Il lungo silenzio che ferisce le donne

Articolo di Elisabetta Rasy (Sole 19.11.17) “La denuncia di violenze è stata messa a tacere nel corso della storia Solo da poco ha ottenuto uno spazio pubblico e un accenno di ascolto”

“”Di fronte al cupo e regolare rimbombo degli omicidi, quello che si chiama sbrigativamente femminicidio, cioè vite femminili spezzate con violenza e furore da persone contigue e non da criminali occasionali, spesso si tende a dire che si tratta della reazione dei maschi sviliti di fronte al nuovo potere e alla nuova libertà femminile che essi, i maschi impauriti, non sarebbero in grado di accettare. Ma le cose stanno davvero così? Basta uno sguardo alla cronaca per rendersi conto che la violenza contro le donne è orizzontale: dagli stupri indiani a quelli dell’Isis, dalle bambine forzate al matrimonio alle punizioni corporali per le colpevoli di adulterio secondo la legge islamica, dalle pratiche di aborto selettivo – selettivo cioè dei feti femminili – alle figlie femmine chiuse in orfanotrofi lager in Cina e ai dati dell’obitorio di Ciudad Suarez con le migliaia di ragazze brutalizzate e uccise, è impossibile non rendersi conto che la mappa delle violenze non conosce confini e riguarda il mondo occidentale evoluto come quelle aree più remote dove lo sviluppo economico e sociale fatica ad arrivare. E basta poi dare uno sguardo al passato, ai libri di storia e di letteratura, per capire che la violenza femminile è anche verticale, comincia dal mito, per esempio il sacrificio di Dafne per sfuggire ad Apollo, come lo racconta magnificamente Ovidio o come superbamente l’ha scolpito Bernini: uno stupro fatto ad arte, potremmo definirlo.

18nov/170

Biotestamento e Ius soli sei sedute per il si’ alle leggi prima dello scioglimento.

Articolo di Giovanna Casadio (Repubblica 18.11.17) “Le norme sul fine vita rischiano di finire fuori tempo massimo”

Martedì 5 dicembre, quindi il 6 e il 7 (nonostante sia Sant’Ambrogio), per poi riprendere discussioni e votazioni il 12, 13 e 14 dicembre. Sono le sei sedute-clou del Senato, quelle in cui nuovo regolamento, Ius soli e biotestamento (in quest’ordine) dovrebbero diventare legge. Il tempo è stretto nello scorcio di legislatura che, una volta incassata con la fiducia la legge di Bilancio, dovrebbe sciogliersi tra fine dicembre e inizio gennaio. Difficile un “trascinamento” a febbraio.
Sotto il fuoco incrociato dei veti e dei trabocchetti, con i leghisti sulle barricate per lo Ius soli, e nel pieno ormai della campagna elettorale, non è chiaro se sei sedute potranno bastare per il biotestamento. Il Pd assicura che ce la metterà tutta, e che comunque si potrebbero verificare le condizioni di un accordo per un via libera veloce anche ai tempi supplementari. Così sarebbe se la legislatura si allungasse alla prima settimana di gennaio, oppure ci fossero altre due sedute (quindi otto in tutto) “rubate” alla manovra economica. Il cui ritorno dalla Camera a Palazzo Madama dovrebbe esserci il 15 dicembre, ma potrebbe slittare al 19. E ieri Luigi Zanda, il capogruppo del Pd, per fare pressing sui 97 senatori dem, ha inviato a tutti il discorso del Papa con due righe di accompagnamento: «Care amiche e cari amici, penso possa interessarvi il testo integrale del messaggio di Papa Francesco sulla questione del fine vita». Anche il Pontefice è tornato ieri sull’argomento: «Bravo quel medico – ha detto nell’omelia a Santa Marta – che accompagna il malato fino alla fine ».

18nov/170

Non solo ricercatori in fuga: preoccupa di piu’ che nei nostri atenei non vuole venire nessuno

Articolo di Maurizio Ferraris (Repubblica 18.11.17) Anticipazione dell’intervento di Maurizio Ferraris in chiusura del convegno “ Knowledge Based Migration”, oggi a Pavia, Associazione Italiana Alexander von Humboldt. “Tre regolette per attirare cervelli dall’estero. La mobilità nel Medio Evo era la regola: Anselmo d’Aosta a Bec e Canterbury, Tommaso d’Aquino a Colonia e a Parigi”

“”Nel 2001 l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani pubblicava “Cervelli in fuga. Storie di menti italiane fuggite all’estero” (a cura di Augusto Palombini, Avverbi Editore), e l’epoca era caratterizzata da una grandissima enfasi sulla perdita di risorse che il nostro paese aveva a causa di queste fughe di persone altamente qualificate. Recensendo quel libro feci notare che il vero problema non erano i cervelli in fuga, bensì quelli in gabbia, e quattro anni dopo, dal medesimo editore, con il medesimo curatore, usciva “Cervelli in Gabbia”. Disavventure e peripezie dei ricercatori in Italia, dove si narrava delle disgrazie degli italiani rimasti in Italia. La gabbia, però, non è solo uno spazio di costrizione e di illibertà, che impedisce di uscire. È anche un ambiente protettivo che impedisce di entrare, come quelle gabbie di cui si servono i subacquei quando hanno a che fare con gli squali. Questa protezione, nel campo della cultura, è la cosa peggiore che possa capitare. Questa chiusura esiste, eccome, nella nostra università: l’Italia importa calciatori, allenatori, sarti e manager, ma non professori, limitandosi a esportarli. Questa circostanza non deve essere oggetto di futile orgoglio, perché significa che i ricercatori che produciamo sono bravi, ma l’università (e il sistema paese in cui si inserisce) è poco attrattiva, il che – in un settore come il sapere, in cui lo scambio è tutto – costituisce una grande limitazione.

18nov/170

Accadde oggi: la Unam Sanctam di Bonifacio VIII

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La bolla «…nella potestà della Chiesa sono distinte due spade, quella spirituale e quella temporale; la potestà spirituale deve ordinare e giudicare la potestà temporale…[...] chi si oppone …si oppone a Dio stesso… ogni uomo che desidera la sua salvezza deve assoggettarsi al vescovo di Roma».

Ciò stava a significare la supremazia del potere spirituale su quello temporale, pena la scomunica in caso di ribellione. Lo scontro tra il Papa e il re di Francia è uno scontro tutto politico, di una monarchia contro una teocrazia, in un quadro in cui dall’impero medievale, cominciavano ad affermarsi le monarchie nazionali. Il contrasto era già esploso in merito alla riscossione delle decime, il re vietava la residenza sul suolo francese agli stranieri, impedendo, di fatto, che i legati pontifici potessero riscuotere le cosiddette “decime”, cioè le tasse per la Chiesa. La reazione di Filippo IV alla bolla fu dura. Il suo obiettivo: mettere sotto processo il Papa, invalidarne l’elezione, accusarlo di eresia e simonia e procedere alla sua deposizione. La decisione di processare il Papa fu adottata nel corso di una riunione del Consiglio di Stato convocato poco dopo. Numerose furono le accuse verso il papa.
(Guarda il filmato “Dario Fo – Le malefatte di Bonifacio VIII”  da Mistero Buffo)

18nov/170

Un male corrode la democrazia lo chiamano “lupaggine”

Articolo di Liana Milella “Repubblica 18.11.17 “Gherardo Colombo e Gustavo Zagrebelsky definiscono in questo modo la corruzione in “Il legno storto della giustizia”, un libro in forma di dialogo. Il libro “Il legno storto della giustizia di Gherardo Colombo e Gustavo Zagrebelsky, Garzanti, pagg. 173, euro 16).

«Eretici». «Fuori linea ». «Sovversivi ». Da una parte il costituzionalista che preferisce essere chiamato solo “professore” sia che scriva di diritto, sia che fustighi duramente la politica, di destra e di sinistra, nelle sue dannose riforme. Dall’altra l’ex magistrato che ormai da dieci anni, dopo Mani pulite, percorre l’Italia spiegando ai ragazzi cos’è la Costituzione, convinto che da lì si debba partire per ristabilire la legalità. Gustavo Zagrebelsky e Gherardo Colombo insieme, in un botta-risposta disteso lungo un intero libro — Il legno storto della giustizia (Garzanti) — uniti da un comune punto di partenza, proprio quell’articolo della nostra Carta per cui tutti i cittadini «hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge ». Grande voglia di democrazia dunque, ma funestata da un super veleno, radicato, diffuso, una gramigna inestirpabile, la corruzione. Ve ne sono ormai tanti di libri che ne parlano, la descrivono, forniscono cifre, suggeriscono modelli, ipotizzano gli strumenti giusti per combatterla e sbarazzarsene. Ma la corruzione è lì, pronta a essere impietosamente svelata da un’indagine giudiziaria che puntualmente turba il pre e il post elezioni. Zagrebelsky e Colombo non hanno dubbi sulle ragioni della corruzione. Fotografano l’uomo «ingordo», colui che «riesce a impadronirsi del patrimonio di un altro e l’aggiunge al suo, così fa due, ed essendo cresciuto potrà mangiarne altri due, e così fa quattro, e poi otto, e poi sedici e così via». È il meccanismo della «lupaggine». È la voglia di potere. Di essere visibili e visti. Quella che fa dire alla gente che ti incontra «ti ho visto in televisione », come se quell’attimo di visibilità e notorietà potesse rappresentare una svolta, l’uscita dall’anonimato, già di per sé l’affermazione di un potere.