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17feb/180

Scoperta. Come la ricerca scientifica puo’ aiutare a cambiare l’Italia

Da “Scienze” 1.2.18 sul nuovo libro di Roberto Defez “Scoperta. Come la ricerca scientifiuca può aiutare a cambiare l’Italia” a richiesta con «Le Scienze» di febbraio

“Nel 1969, Adriano Buzzati Traverso, forse il miglior manager della ricerca che l’Italia abbia mai avuto, genetista di fama mondiale e pioniere della genetica nel nostro paese, definì l’università italiana un «fossile denutrito». Quasi cinquant’anni dopo, la condizione della ricerca scientifica in Italia sembra addirittura peggiorata, come argomenta Roberto Defez in Scoperta, libro allegato a richiesta con «Le Scienze» di febbraio. Quello di Defez, primo ricercatore dell’Istituto di bioscienze e biorisorse del Consiglio nazionale delle ricerche a Napoli, non è però un epitaffio funesto. Già il sottotitolo, Come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l’Italia, lascia intendere al lettore che nel libro per ogni parte critica c’è una parte propositiva, come nella migliore tradizione del metodo scientifico. Più in generale, Defez parla di ricerca e bufale scientifiche, di dilettantismi, di finanziamenti, degli inganni della politica o delle amministrazioni; sullo sfondo c’è il rapporto della comunità degli scienziati italiani con il resto della società, un rapporto caratterizzato da un clima di sfiducia, che emerge ogni volta che questioni di scienza irrompono nella vita pubblica e mediatica del paese.

17feb/180

Turchia, all’ergastolo lo stato di diritto

Articolo di Tommaso Di Francesco (manifesto 17.2.18) “Una sentenza atlantica e crudele contro sei giornalisti turchi, resa possibile dall’omertà di Europa e Nato che hanno fatto di Erdogan il loro cane da guardia, in Siria come nei campi profughi. Un do ut des che il rilascio del reporter Yucel palesa”

“”Una sentenza atlantica e crudele quella del tribunale di Istanbul che ieri ha condannato all’ergastolo aggravato sei giornalisti e accademici turchi, tra cui i fratelli Ahmet e Mehmet Altan e la reporter veterana Nazli Ilicak, accusati di aver tentato di «rimuovere l’ordine costituzionale» (parliamo del fallito golpe militare del luglio 2016), sostenendo la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. Accuse insostenibili, si parla di «messaggi subliminali prima del colpo di stato». Eppure Ahmet Altan, romanziere di valore, sarà – come lui stesso accusa – da oggi l’unico scrittore in galera dell’intera Europa. Sì, atlantica. Non troviamo aggettivi migliori. Giacché considerare la Turchia del Sultano Erdogan una propaggine lontana e barbara della civiltà europea è pura menzogna. Erdogan è già, a modo nostro e suo, in Europa: è il nostro supermercato delle armi, di quelle italiane in particolare; e rappresenta il baluardo sud della Nato; oltre che essere attualmente, come “posto sicuro”, il campo profughi più grande e più affidabile che ci sia. Dove scarichiamo, con i migranti, la nostra coscienza pagando profumatamente miliardi di euro al governo di Ankara.

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16feb/180

La fotografia dell’intelligenza

Articolo di Giuseppe Remuzzi (Corriere 16.2.18)

“”Usa, la risonanza magnetica mostra le aree dove c’è maggiore entropia
Ora la sfida degli scienziati è cercare nessi con il quoziente intellettivo
D avvero si potrà fotografare l’intelligenza come si fotografa un fiore, un albero, un volto? Probabilmente sì, con quella che i medici chiamano risonanza magnetica funzionale per esempio, che può essere in tre dimensioni capace di creare una mappa, un po’ come fosse una carta geografica del nostro cervello. E la risonanza magnetica funzionale non si limita a fotografare, riesce persino a identificare le attività delle diverse aree della corteccia cerebrale con tutte le loro eterogeneità; e la misura dello stato di disordine del cervello (come di qualunque altro sistema fisico incluso l’universo) i fisici la chiamano entropia. L’entropia nel nostro caso dipende dal flusso nei vasi sanguigni dell’encefalo ma anche dal metabolismo e dal consumo di ossigeno.

16feb/180

Accadde oggi: muore Keith Haring

16 febbraio copia « Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività
elitaria riservata all’apprezzamento di pochi.
L’arte è per tutti, e questo è il fine a cui voglio lavorare. »

Immediate, semplici e dirette, le sue composizioni attirano facilmente l’attenzione di chi guarda e si possono leggere a più livelli, che possono andare da un piano più superficiale e divertito, alla scoperta di un umorismo graffiante e allucinato.
Nel 1976, sull’onda della nuova contestazione giovanile e della cultura hippie, gira gli Stati Uniti in autostop, facendo tappa nelle varie città del paese allo scopo di osservare più da vicino i lavori degli artisti della scena americana, quelli così spesso visti solo sulle pagine patinate delle riviste specializzate. Tornato a Pittsburgh lo stesso anno, entra all’Università e tiene la sua prima importante esposizione al Pittsburgh Arts and Crafts Center. Figlio della cultura di strada, parto felice della cosiddetta street art newyorkese, prima della sua consacrazione all’interno del mondo “ufficiale” dell’arte è stato inizialmente un emarginato. Nel 1978 entra alla School of Visual Arts di New York, diventando noto nei primi anni ’80 con i murales realizzati nelle metropolitane e, più tardi, con i lavori esposti qua e là, fra Club di vario genere e “vernissage” più o meno improvvisati.
(alla fine il filmato The best of Keith Haring)

16feb/180

Lavorare meno per essere piu’ felici

Articolo di Amitai Etzioni (Stampa 15.2.18, traduzione di Carla Reschia) “Il sociologo Etzioni : “L’era dei robot segnerà il declino del consumismo e la rinascita dei legami comunitari””

“”La recente e prevista perdita di posti di lavoro e il cambiamento nella natura di molti di quelli disponibili, nonché il rallentamento economico (e la crescente diseguaglianza), sono tutti fattori importanti nella crescita dell’alienazione politica e di una varietà di atteggiamenti destrorsi, ivi compresi xenofobia, razzismo, antisemitismo e sostegno a partiti e politici radicali di destra. Lo stesso sviluppo è spesso collegato a un’onda populista. Da qui la domanda se sia possibile identificare altre fonti di gratificazione rispetto a quelle ottenute grazie al lavoro per chi abbia raggiunto un livello di reddito tale da garantire il soddisfacimento dei bisogni «di base», ma poco di più. Si possono creare altre fonti di legittimazione che non si basino su un tenore di vita in continua crescita?
Un passo verso lo sviluppo di una prospettiva diversa sulle proprie condizioni economiche è fornire dati che indichino con forza come una volta raggiunto un certo livello di reddito, ulteriori introiti (e da qui la capacità di spesa e consumo) aggiungano poco al grado di appagamento.

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16feb/180

Lettera aperta al direttore del Museo Egizio di Torino

Lettera aperta di Cinzia Sciuto al direttore del Museo Egizio di Torino (blog Animabella del 14.2.18 “Il Museo Egizio di Torino ha promosso una encomiabile iniziativa rivolta ai cittadini di lingua araba. Ma se – come il direttore ha correttamente spiegato a Giorgia Meloni, che davanti al museo aveva inscenato una sconclusionata protesta – la lingua araba non coincide con la religione musulmana, perché nella campagna fatta per la promozione di questa iniziativa è stata scelta una donna con l’hijab?”

“”Gentile dott. Greco, forse suo malgrado, lei è stato, in quanto direttore del Museo Egizio di Torino, al centro delle cronache in questi ultimi giorni a causa di una protesta inscenata proprio davanti il museo dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che contestava la vostra campagna “Fortunato Chi Parla Arabo”, grazie alla quale, si legge sul vostro sito, “dal 6 dicembre 2017 al 31 marzo 2018 i cittadini di lingua araba potranno entrare in 2 al costo di un biglietto intero”.

15feb/180

Fine vita. Sentenza Cappato / dj Fabo

Quattro articoli sulla sentenza Cappato / dj Fabo  LEGGI DI SEGUITO

Articolo di Vladimiro Polchi (Repubblica 15.2.18) “Che cosa può accadere
“Ora sul fine vita è possibile una rivoluzione” Il giurista Pellegrino “ Ma dipenderà dal coraggio della Corte”

“”«La Consulta ha in mano una grande occasione: la sua decisione potrebbe allargare nel nostro Paese i limiti posti alla libertà di autodeterminazione su quando e come morire». L’avvocato Gianluigi Pellegrino, esperto di diritto amministrativo e costituzionale, ha appena finito di leggere l’ordinanza dei giudici milanesi nel processo a Marco Cappato. Una decisione dalle molteplici implicazioni, che può aprire a una “rivoluzione”: rendere legale il suicidio assistito anche nel nostro Paese. Ma tutto dipenderà dal «coraggio della Corte costituzionale».
Come valuta la decisione della Corte d’assise di Milano?
«È un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. L’ordinanza rende espliciti i limiti del ruolo di supplenza che hanno dovuto assumere i giudici di fronte all’incapacità delle istituzioni rappresentative, e della stessa società, a fare scelte chiare in materia».
Sarebbe dunque stato meglio per Marco Cappato un’assoluzione perché il fatto non costituisce reato?
«I giudici hanno escluso che ci sia stata induzione al suicidio.
Potevano lavarsene le mani escludendo anche una condotta direttamente agevolatrice, visto che Cappato si è limitato all’accompagnamento in Svizzera e lì Dj Fabo poteva ancora liberamente decidere della sua vita».
E invece la palla è passata alla Corte costituzionale.

15feb/180

Accadde oggi: nasce Toto’

15 febbraio

1898 – Nasce, a Napoli nel Rione Sanità, Totò (Antonio De Curtis), grande maschera del cinema, soprannominato “il principe della risata“.
Spaziò in tutti i generi teatrali, con oltre 50 titoli, dal variété all’avanspettacolo, al cinema, con 97 film interpretati dal 1937 al 1967, visti da oltre 270 milioni di spettatori, un primato nella storia del cinema. A distanza di decenni i suoi film riscuotono ancora grande successo, e molte delle sue memorabili battute e gag-tormentoni sono spesso diventate anche perifrasi entrate nel linguaggio comune.
« Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perchè questo è un bellissimo paese, in cui però per venire riconosciuti qualcosa, bisogna morire. »
(In fondo si potrà vedere Totò in due filmati: rispettivamente con Peppino De Filippo in “Totò e la lettera” e di “Antonio La Trippa” dal film “Gli Onorevoli)

15feb/180

Nell’oceano degli algoritmi senza reti umane

Recensione di Luciana Castellina (manifesto 15.2.18) “A proposito di «Cento anni dopo, 1917-2017. Da Lenin a Zuckerberg», di Rita Di Leo edito da Ediesse

“”Il libro già dal titolo – Cento anni dopo, 1917-2017. Da Lenin a Zuckerberg (Ediesse, pp. 144, euro 12) – è spiazzante, non crediate dunque di poterlo leggere in autobus. La tesi finale di Rita Di Leo è tuttavia chiarissima, perciò vale la pena di fare la fatica per vedere come l’autrice ci è arrivata. In sostanza questa: quanto segna il passaggio del secolo è il ritorno dell’essere umano da animale politico ad animale asociale, e così si compie il percorso inverso che era stato imboccato nel tentativo di far maturare la capacità di convivere con i propri simili.
GLI SCONFITTI sono i Lenin, i Di Vitutorio, i ministri laburisti laureati a Cambridge, i socialdemocratici tedeschi e svedesi, chi nel bene e nel male – ognuno a proprio modo – ha cercato di creare l’uomo politico, consapevole delle proprie responsabilità collettive. Tutti ormai fantasmi che ora assistono impotenti dalle loro tombe alla vittoria della teologia della tecnica che è riuscita a reclutare i loro stessi successori, abbacinati dagli algoritmi.

14feb/180

Cosa ci dicono gli 8 milioni di vittime in italia

Articolo di Michela Marzano (Repubblica 14.2.18)

<em”">Ormai, anche i più scettici saranno costretti a ricredersi: non solo le molestie sessuali esistono veramente, ma coinvolgono anche un numero impressionante di donne. Secondo le ultime stime dell’Istat, riferite agli anni 2015 e 2016, sarebbero infatti ben 8 milioni 816mila le donne tra i 14 e i 65 anni ad aver subito una qualche forma di molestia sessuale, soprattutto in ambito professionale — per essere assunte, per mantenere il posto di lavoro o per ottenere una promozione. Nell’80,9% dei casi, pur convinte di essere state vittime di ricatti gravi, le donne hanno preferito non parlarne con i colleghi o le colleghe; quasi nessuna ha denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine. Ma anche l’omertà e il silenzio fanno parte di questa violenza diffusa che tante donne sperimentano sulla propria pelle: ci si vergogna, si ha paura, ci si sente abbandonate alla propria sorte, e allora si preferisce tacere.