Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

17apr/180

Ma quel giorno non fu un “giudizio di Dio”

Articolo di Giovanni De Luna (Stampa 17.4.18)

“”Per gli italiani di allora, la giornata del 18 aprile 1948 fu una sorta di «giudizio di Dio». Le elezioni politiche furono vissute come una ordalìa tra il bene e il male, tra due mondi contrapposti, divisi su tutto: agli inizi della Guerra fredda, Usa contro Urss voleva dire anche capitalismo contro comunismo, democrazia contro dittatura, cristianità contro ateismo. A destra e a sinistra, soprattutto nella Dc e nel Pci, c’era un’attesa quasi messianica, un’ansia di misurarsi, resa più vibrante dalla riscoperta di una contesa elettorale finalmente libera da parte di un’opinione pubblica impaziente di scrollarsi di dosso venti anni di conformismo, di partiti unici, di plebisciti, di totalitarismo fascista. Non c’è dubbio che oggi, a 70 anni di distanza, molte di quelle sensazioni appaiono ampiamente giustificate. La possibilità di finire – attraverso il voto – in uno o nell’altro dei due blocchi in cui si divideva il mondo bipolare uscito dalla Seconda guerra mondiale era terribilmente concreta. Votare per la Dc o votare per il Fronte – in cui si erano uniti comunisti e socialisti – era una scelta di campo che non ammetteva mediazioni.

17apr/180

Accadde oggi: l’invasione della Baia dei Porci a Cuba

17 aprile

1961 – 1.511 esuli cubani emigrati negli Stati Uniti, finanziati e appoggiati dalla CIA, tentano di invadere Cuba per rovesciare il governo di Fidel Castro. Sbarcano nella Baia dei Porci con l’obbiettivo di riunirsi ai guerriglieri anticastristi già presenti sul territorio cubano e organizzare una sollevazione popolare.
Il tentativo si rivelerà un fallimento e si concluderà dopo solo due giorni con la disfatta degli invasori (se continui a leggere in fondo potrai vedere un breve filmato in cui Che Guevara annuncia la sconfitta degli invasori).

17apr/180

Il personaggio Cass R. Sunstein

Articolo di Riccardo Staglianò (Repubblica 17.4.18) “La vera libertà? È “ dubito ergo sum””

“”Il pensiero unico non si addice alla democrazia. Già prima di internet tendevamo ad abbandonare il meno possibile il giardinetto tranquillizzante delle nostre convinzioni, bisognosi sopra ogn i altra cosa della conferma di essere nel giusto. Ma oggi è peggio. La speranza di formare cittadini consapevoli sta nel coltivare tenacemente la piantina dell’infodiversità e del dubbio. Perché, come diceva un giudice costituzionale citato da Cass R. Sunstein in “republic. La democrazia nell’epoca dei social media (il Mulino), lo spirito della libertà è «quello spirito che non è mai troppo sicuro di essere nel giusto». Il costituzionalista di Harvard, insieme al Nobel dell’economia Richard Thaler teorico dei nudges, le spinte gentili per indirizzare i cittadini a comportarsi bene, teme da tempo l’effetto omofiliaco della rete. E con il terzo volume di una trilogia che ha forse il limite di assomigliarsi troppo indaga l’ultimo upgrade tecnologico dello specchio della matrigna di Biancaneve: i social media. Invitando, nel caso di Facebook che tutti ora amiamo odiare (e di cui lui è stato consulente), a non esagerare nel risentimento perché rischieremmo di buttare via il bambino con l’acqua sporca.

17apr/180

L’intervento Il dilemma della guerra giusta

Articolo di Jeremy Corbyn (Repubblica 17.4.18) “Basta raid impulsivi e inutili L’unica strada è la diplomazia. Il leader laburista Corbyn: l’attacco militare di May, Macron e Trump è inconcepibile. Per salvare la Siria e il mondo da un’altra Guerra fredda servono leader politici e morali”

“”Sono momenti gravi. Dopo gli attacchi missilistici in Siria, è il momento di impegnarsi a fondo per la pace. La sconsideratezza con cui il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, domenica, ha detto che il conflitto adesso proseguirà il suo corso attuale e che i negoziati di pace sarebbero un «qualcosa in più» è un’inammissibile abdicazione di fronte alla responsabilità e alla moralità. Questa guerra devastante è già costata più di 500mila vite umane e ha provocato 5 milioni di profughi e 6 milioni di sfollati. Dobbiamo mettere al centro della scena un negoziato per una soluzione politica, non scivolare in un nuovo ciclo di reazioni e controreazioni militari. Il prolungato intervento militare in Siria non è stato di alcun aiuto. La Siria è diventata teatro di azioni militari di potenze regionali e internazionali come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Russia, la Francia, la Turchia, l’Iran, l’Arabia Saudita, Israele, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti.

17apr/180

Siria, la guerra che cambia il M5s

Articolo di Tomaso Montanari (Fatto 17.4.18)

Caro direttore, continuo a pensare che un governo sostenuto dal Movimento 5 Stelle e dal Pd (un governo il cui presidente, la cui composizione e il cui programma dovrebbero essere l’oggetto di un confronto libero da qualsiasi pregiudiziale) sarebbe il modo migliore di uscire da questa situazione: che è del tutto fisiologica, in un sistema parlamentare, e che solo l’inadeguatezza del nostro ceto politico trasforma in uno ‘stallo’. Lo penso perché guardo all’aspetto più clamoroso del voto del 4 marzo: quello sociale. In quel voto è tornata la lotta di classe. Senza programmarlo, senza tematizzarlo, senza nemmeno dirlo. Anche se non lo sanno, o non sono interessati a vedersi così, i 5 Stelle e la Lega sono di fatto partiti delle classi subalterne. Votati in massa soprattutto (anche se non solo) dagli ultimi, dai sommersi, da coloro che sono sul filo del galleggiamento (iniziando dai giovani precari, i nuovi schiavi), in un Paese con 18 milioni di cittadini a rischio di povertà (al Sud quasi uno su due). Mentre il Pd (e anche Liberi e Uguali) e Forza Italia sono stati votati dai salvati, dai relativamente sicuri, dai benestanti.

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16apr/180

Sinistra in prestito

Articolo di Salvatore Borghese, Valeria Fabbrini e Lorenzo Newman, tre giovani ricercatori, rispettivamente caporedattore  Youtrend; specializzata in monitoraggio /valutazione investimenti e spesa pubblica; principal consultant Learn More  (espresso 15.4.18) “Dalle battaglie sociali alla partecipazione. Così il M5S si è impadronito di un’eredità. Per adesso o per sempre?”

“”Essere di sinistra può assumere tante connotazioni: estetiche, industriali, clientelari, campanilistiche, e di policy. Di base, però, essere di sinistra rimanda a un ideale di giustizia sociale in favore dei meno abbienti. Nel solco di questa tradizione, secondo Norberto Bobbio, chi è di sinistra vede l’eguaglianza come il valore più importante. L’essere di sinistra significa senz’altro avere a cuore le condizioni di vita di chi sta peggio. È un’attitudine, prima ancora di essere una posizione politica. Con la fine della cortina di ferro, nasce il Washington Consensus. La convinzione, nel seno della sinistra istituzionale americana, che le soluzioni economiche tipicamente liberali – globalizzazione, competizione – rappresentino l’unica ricetta credibile per la crescita macroeconomica. La sempre minor attenzione all’egualitarismo che vediamo oggi nella sinistra italiana nasce qui, traducendosi per la prima volta in politiche pubbliche con la Terza via di Bill Clinton. Il primo ad adottare la Terza via in Europa è Tony Blair, seguito via via da altri colleghi europei, il principale punto di riferimento di Matteo Renzi. In Italia l’establishment di sinistra, dai partiti ai sistemi di potere privato e pubblico che li circondano, è rimasto sostanzialmente immutato nell’ultimo quarto di secolo. I dati elettorali dal 2008 in poi dimostrano che il bacino elettorale di riferimento della sinistra ha visto cambiare radicalmente le proprie condizioni e prospettive socioeconomiche. La classe operaia che aveva sempre votato a sinistra si è progressivamente impoverita, invecchiata o precarizzata. La classe media ha visto ridursi drasticamente il proprio reddito procapite, in maniera talvolta vertiginosa.

16apr/180

Accadde oggi: ucciso Iqbal Masih

16 aprile

1995 – Nel giorno di Pasqua, sicari della mafia dei fabbricanti di tappeti sparano a bruciapelo contro Iqbal Masih uccidendolo, mentre corre in bicicletta nella città di Muridke, vicino a Lahore in Pakistan.
Iqbal aveva tredici anni e dall’età di quattro anni aveva lavorato, in condizioni di schiavitù, nelle fabbriche di tappeti. Si era ribellato a questa condizione, era fuggito ed era diventato il simbolo della lotta contro il lavoro minorile.
(In fondo si potrà vedere un filmato sulla storia di Iqbal)

16apr/180

Prostituzione: liberta’ o sfruttamento?

Articolo di Maria Concetta Trigali (pubblicato su MicroMega e sul blog Animabella di Cinzia Sciuto “Un dibatito che divide anche le femministe”

“”La libertà di disporre del proprio corpo giunge fino al diritto di vendere prestazioni sessuali? O la prostituzione cela sempre – anche quando è scelta in piena libertà – uno sfruttamento del corpo della donna e dunque in ultima analisi una forma di violenza? È una questione che divide da sempre non solo la società nel suo complesso, ma anche il mondo femminista. E i governi hanno adottato gli approcci più diversi per gestire il fenomeno: dal “modello svedese” che punisce i clienti a quello della depenalizzazione sperimentato in Germania. E le femministe, appunto, si dividono. Da un lato le sex (e i) sex worker reclamano la possibilità di esercitare la propria professione in maniera regolamentata, il che significherebbe anche trasparente e sicura sotto il profilo dell’assistenza sanitaria. Dall’altro molte associazioni femministe esprimono la preoccupazione che regolamentare la prostituzione significhi di fatto accettare lo sfruttamento sessuale delle donne.

15apr/180

Accadde oggi: nasce Giovanni Amendola

15 aprile

1882 – Nasce a Salerno Giovanni Amendola, giornalista e politico.
Da giornalista, dopo essere stato per lunghi anni collaboratore del Corriere della Sera, nel 1922 diede vita, insieme ad altri intellettuali, al quotidiano Il Mondo, destinato a diventare nel giro di pochi anni una delle voci più autorevoli della stampa antifascista.
Da politico, era fautore di una linea liberal-democratica e si schierò decisamente contro il fascismo, non accettando le posizioni di compromesso che, sin dal 1921, avanzarono altri esponenti della classe dirigente come Giolitti e Salandra. Fu tra i primi a riconoscere la natura “religiosa” del fascismo e, probabilmente, si deve a lui il termine totalitarismo. (In fondo potrai vedere la ricostruzione dell’aggressione ad Amendola nel documentario “L’opposizione al fascismo” di Ermanno Olmi)

14apr/180

La creativita’ negletta nel paese che fu il piu’ creativo del mondo

Articolo di Annamaria Testa (da suo sito nuovoeutile 14.1.13)

“”Creatività e creativo erano fino a pochi anni fa, qui in Italia, parole impronunciabili. Tali da evocare, nella migliore delle ipotesi, persone e attività vanitose e modaiole, e nella peggiore un’ampia gamma di comportamenti non solo irritanti ma disdicevoli (la finanza creativa, per dire truffaldina. Le soluzioni creative, per dire abborracciate, improbabili e inefficaci). Storicamente del tutto differenti l’attenzione e l’atteggiamento di altri paesi, e specie del mondo anglosassone, in primis gli Stati Uniti ma non solo, verso l’idea stessa di creatività intesa come motore del progresso umano: la preziosa e peculiare attitudine degli individui a scovare soluzioni nuove, a scoprire elementi e connessioni sconosciute, a sperimentare e a inventare.
Le idee sul produrre idee È un parroco scozzese, William Duff, a pubblicare nel 1767 An Essay on Original Genius, il primo trattato che prova a indagare le dinamiche della creatività. È l’inglese Francis Galton, scienziato eclettico, antropologo, cugino di Darwin e pioniere della biometria a formalizzare per primo la distinzione tra nature e nurture, cioè tra eredità e ambiente, e a segnalare, in Hereditary Genius, quanto l’educazione può nel bene e nel male influenzare l’esprimersi del talento.
Risale agli inizi del secolo scorso una delle prime, e forse ancor oggi la più convincente fra le moltissime definizioni di “creatività”: fa capo al grande matematico francese Henri Poincaré, che nel 1906, in Scienza e metodo, parla di trovare connessioni nuove, e utili, tra elementi distanti tra loro.
Pochi anni dopo è il tedesco Wolfgang Köhler, uno dei fondatori della Psicologia della Gestalt, a coniare il termine insight per definire l’illuminazione creativa e a intuirne la natura istantanea e inattesa. Val la pena di ricordare che lo fa descrivendo la performace creativa di Sultano, il più sveglio fra gli scimpanzé ospitati nella stazione zoologica di Tenerife, e mentre in buona parte d’Europa infuria – siamo nel 1917 – la prima guerra mondiale. Così, grazie a Sultano e all’ingegnosità degli esperimenti di Köhler, l’idea di creatività si estende, anche se con tutte le necessarie distinzioni, ad alcune specie animali superiori. Quali? Ce lo dice Alberto Oliverio: sviluppano comportamenti creativi le specie che sono predatrici e non predate, i cui piccoli giocano e, quando dormono, sognano.

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